Contro l’invasione turca, in piazza per il Rojava! 16/10/2019

  • Ottobre 17, 2019 09:13

Siamo sempre contro le guerre, nelle quali ci vanno di mezzo vittime innocenti (e di fronte alla violenza della guerra tutte le vittime sono innocenti), ma è il caso di rimarcare bene come questa non sia una guerra “qualsiasi”, di uno stato o gruppo di stati contro altro. Questo è l’attacco verso il movimento confederale del Rojava e della Siria del nord, cioè verso un tentativo rivoluzionario di modificare la società e i rapporti in essa che vadano oltre le condizioni di sfruttamento, discriminazione e violenza imposte dal capitalismo. Si tratta di un attacco per reprimere e cancellare una rivoluzione, oltre a un popolo.

Ci teniamo a dire che è giusto essere contro le guerre, ma ricordiamo che nessuno dei nostri governi ha mai votato contro un (ri-)finanziamento di missioni di guerra o pace. Esprimere solidarietà ai marziani (cioè a chi lontanissimo e slegato da noi) è facile. Mentre mettere in pratica politiche di disarmo, di ripudio della guerra e il bando della produzione e vendita di armi da guerra, questo pare complicato per tutti i nostri governi e per i partiti che li sostengono e hanno sostenuti.

E ricordiamo che le guerre non nascono dal nulla e per combattere le guerre servono le armi. Ancora in questi giorni siamo in ballo con il finto blocco di vendita armi alla Turchia. E ci mancherebbe, con un attacco militare in corso… Ovviamente il blocco della vendita diretta e in bianco. E le armi usate sono quelle vendute fino a pochi giorni fa.

Ma oltre a questo: le armi vengono vendute perché le armi vengono prodotte. E le armi vengono prodotte per essere vendute. E vengono acquistate per essere usate e la finalità di un’arma è uccidere!

E l’Italia ne vende tante! A pochi kilometri da noi abbiamo l’aeroporto militare di Cameri dove si contribuisce ad assemblare l’F35, che è un caccia da guerra! E i caccia non scaricano coriandoli, nonostante le pagliacciate di propaganda militarista delle frecce tricolori [decollate proprio da questo aeroporto pochi giorni fa].

Oltretutto con la menzogna di migliaia di posti di lavoro. In realtà forse poche decine. Ma fossero stati anche un milione di posti di lavoro (per citare i classici), sarebbero stati posti di lavoro macchiati di sangue.

Dall’Italia sono però anche partiti compagni internazionalisti – con o senza armi – che hanno raggiunto il movimento confederale del Rojava e della Siria del nord per supportarne la lotta.

Una volta tornati in Italia Davide, Paolo, Eddi, Jack, Jacopo, Luisi.. sono stati sottoposti a «sorveglianza speciale» per «pericolosità sociale». Dispositivo che nel loro caso è stato adottato per la lotta al terrorismo: aver combattuto contro il terrorismo dell’ISIS sarebbe… terrorismo.

La loro pericolosità sociale sarebbe legata alla loro militanza sommata all’addestramento militare. Perché i cinque compagni torinesi (Davide, Paolo, Eddi, Jack, Jacopo ) sono anche storici militanti del movimento No Tav! 

Chiudiamo rendendo anche qui onore ai compagni Giovanni Asperti Hiwa Bosco e Lorenzo Orsetti Orso Takoser! Combattenti partigiani martiri italiani per la libertà in Rojava!

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