Facebook oscura pagine pro Rojava

  • Ottobre 18, 2019 09:23

Come sappiamo, da un paio di giorni Facebook ha chiuso molte pagine che postavano contenuti in solidarietà alla causa kurda in Rojava e contro l’attacco turco. La richiesta è arrivata dalla stessa Turchia, che ha accusato la presenza di contenuti “filo terroristici”. 

Le pagine coinvolte, oltre a Rojava Resiste chiusa a maggio, sono legate a testate indipendenti e movimenti sociali, alcune direttamente impegnate per la causa kurda, altre meno (Binxet, Contropiano, Dinamopress, Globalproject, Infoaut, Milano in Movimento, Radio Onda d’Urto, ..).

Nulla di sorprendente: facilmente prevedibile e previsto da mesi che la censura di Facebook si sarebbe mossa verso pagine e contenuti scomodi.

Facebook non è internet, non è uno spazio libero, non è nemmeno una testata giornalistica o un aggregatore di contenuti. Non è neppure un media sociale libero. Ci si può iscrivere apparentemente senza esborsi, ma Facebook non è “gratis”. Ci fanno giocare, ma le regole non le mettiamo noi. Ogni qualvolta si pubblica qualcosa su Facebook, questo contenuto diventa di proprietà di Facebook – e questo lo si accetta volontariamente sottoscrivendo le condizioni di utilizzo – e quindi Facebook ci fa ciò che vuole, compreso cancellare.  

Qui un compagno hacktivista del collettivo Bida spiega i meccanismi sottostanti la chiusura di diverse pagine sulle frequenze di Radio Onda d’Urto.

Ma Facebook non è nemmeno “il” social network. E’ certamente il più famoso, il più frequentato (soprattutto da alcune fasce di età) e quindi comprensibilmente il più percepito utile per la diffusione di contenuti di controinformazione. Nonostante sia passato qualche anno, la lettura de “Nell’acquario di Facebook” e “La rete è libera e democratica: falso!” del Collettivo Ippolita resta illuminante. 

E’ venuto il momento di porsi la questione di cosa sono i social network commerciali, a quali logiche economiche e sociali rispondono, quali meccanismi mettono in opera per mantenersi, crescere e guadagnare e in che modo movimenti politici e sociali possono/devono o meno averci a che fare. E a quale prezzo, politico e sociale. 

E’ indubbio che in una società sempre più informatizzata la comunicazione “via internet” sia indispensabile (si potrebbe aprire la questione di quanto questo abbia ridotto la militanza “reale”, ma è altro discorso molto lungo); il sito web, il blog da tempo non bastano più, perchè rispondono a uno schema che richiede attività da parte dell’utente, del navigatore. Esistono tuttavia vari tentativi di mettere in piedi forme di social networking decentrate, autogestite, autonome. Mastodon è uno di questi. In Italia è attivo il server Bida.im. Sul quale si trova anche il profilo di CAN (can@mastodon.bida.im). 

 

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