Mai più CPR, mai più lager di stato

  • Febbraio 20, 2019 09:00

I CPR, centri di permanenza per i rimpatri, non sono cosa nuova in Italia; nel lontano 1998, sotto il governo Prodi, la famigerata legge “Turco Napolitano” istituisce i primi centri di detenzione denominati CPT (centri di permanenza temporanea). Successivamente nel 2011 il governo Berlusconi li ribattezza CIE (centri di identificazione ed espulsione) ma è dal 2017, con il decreto Minniti, che assumono la denominazione attuale di CPR. Nel dicembre 2018 il ministro dell’interno Salvini comunica che i CPR operativi sono 7: Bari, Brindisi, Caltanissetta, Roma, Potenza, Torino e Trapani (nelle intenzioni del governo “giallo-verde” è prevista l’apertura di 4 nuovi centri a Gradisca, Macomer, Milano e Modena). Sebbene negli anni e con il succedersi dei governi siano cambiate le regole che definiscono la durata di permanenza dei migranti e la gestione stessa delle persone rinchiuse, questi centri rimangono dei veri e propri lager in cui uomini e donne vengono confinat* senza aver commesso alcun reato oltre al fatto di non possedere un documento, un pezzo di carta valido per poter esistere all’interno dei confini della fortezza Europa. Le condizioni di vita all’interno di questi campi di concentramento sono ormai note alle cronache; cibo scadente, condizioni igienico sanitarie pessime, totale incertezza del proprio futuro sono all’origine di sempre più frequenti atti di autolesionismo, rivolte e tentativi di evasione. Per evitare questi comportamenti è sempre più diffuso l’utilizzo di psicofarmaci mescolati al cibo a cui si somma la violenza delle guardie nei confronti di chi non abbassa la testa. Da anni compagn* portano avanti lotte contro queste strutture, denunciando la situazione in cui sono costrett* a non-vivere uomini e donne e cercando di solidarizzare con gli/le stessi/e attraverso presidi fuori dalle mura di questi lager. È proprio per questo attivismo che lo stato, oltre a reprimere i/le reclusi/e, cerca in tutti modi di fiaccare la lotta contro questo sistema aberrante attraverso misure cautelari e denunce nei confronti di chi quotidianamente si auto-organizza per resistere alla guerra permanente che il sistema capitalista ci impone. Chi detiene il potere economico, manovrando i politicanti di turno, vuole le nostre città come vetrine appetibili per facoltosi turisti e in nome di sicurezza e decoro sta relegando sempre più ai margini delle città i/le meno abbienti, gli/le illegali, i/le reietti/e, gli/le indesiderabili poiché d’ostacolo al raggiungimento dei propri scopi di riqualificazione di interi quartieri (anche a Novara diversi immobili di proprietà del comune, come ad esempio l’ex macello o il centro sociale Giulio Cesare, sono lasciati all’abbandono in attesa di essere svenduti a palazzinari vari anziché prevederne la bonifica e il recupero da offrire poi alla collettività). Per tutti questi motivi, il 7 febbraio a Torino un ingente spiegamento di forze dell’ordine ha dato via all’operazione Scintilla che si è conclusa con l’arresto di 6 compagn* con accuse pesantissime di associazione sovversiva, art. 270 del codice penale, perché ritenut* responsabili della stesura di un opuscolo che analizza il funzionamento dei CPR, indicando responsabili e complici, e di alcuni attacchi contro gli stessi centri; al contempo è stato sgomberato lo storico centro sociale anarchico “Asilo Occupato” in zona Aurora.

SOLIDALI E COMPLICI CON SILVIA, NICCO, LARRY, BEPPE, ANTONIO E GIADA!!!

TUTT* LIBER*!!!  LIBER* SUBITO!!!

Circolo Zabriskie Point – Comitato Antifascista Novarese

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