Una voce da Diavata, puntata 3

  • 19 Maggio, 2019 19:59

Prosegue il diario di Gaia dal campo di Diavata con una riflessione, nata nella quotidianità. (torna alla puntata 2).

Oggi si usa solo l’immaginazione.

Immaginate di superare un cancello per entrare nel campo. Qui più di 100 container, simili a quelli che a volte si affittano nei campeggi, le famose “case mobili”. Dopo i container arrivano le tende, montate sotto il sole, senza un albero, senza ombra.

All’interno del campo ci sono spazi condivisi: un parchetto giochi, qualche tavolo, i bagni e il lavatoio.

Tutti i giorni si incontrano persone con shampoo e asciugamano in mano, con i capelli ancora bagnati… In inverno come in estate.

Tutti i giorni si incrociano persone che escono dai bagni dotati di turche… Dai piccoli piccoli alle persone anziane.

Tutti i giorni si incrociano persone che lavano le stoviglie nei lavandini condivisi.

Oggi ho lavato i pennelli sporchi di vernice in uno di quei lavandini, insieme a un signore che, dall’altro lato, stava lavando le stoviglie. Mi sono tornati alla mente i ricordi di quando ero piccola… Il ricordo di quanto fosse bello lavare i piatti insieme agli altri, di quanto fossi serena nel sistemarmi i capelli dopo la doccia, davanti ai grandi specchi, di quanto fosse bello condividere la quotidianità con una piccola comunità. Poi sono tornata alla realtà.

Ogni giorno incrocio gli occhi di centinaia di persone per cui questa condivisione non è una scelta, ma un obbligo.

Condividere la doccia.

Condividere i bagni.

Condividere i lavandini.

Condividere uno stanzone e delimitare con coperte appese il proprio piccolo spazio.

Tutto questo tutti i giorni. Per mesi o anni.

(Vai alla puntata 4)

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