Un’ambulanza per Makhmour*

  • Ottobre 14, 2019 16:44

[* ad opera dell’associazione VERSO IL KURDISTAN ODV ALESSANDRIA]

Una delegazione di Verso il Kurdistan nel Kurdistan Bashur (Nord Iraq) dal 27 settembre all’8 ottobre 2019
UN’AMBULANZA PER MAKHMOUR

Report della delegazione dell’associazione Verso il Kurdistan in visita al campo profughi di Makhmour, nel Kurdistan Bashur (Nord Iraq): dal 27 settembre all’8 ottobre 2019
Arriviamo al campo dopo un severo controllo di militari iracheni, essendo l’area passata sotto il controllo del governo centrale iracheno. Siamo informati e constatiamo che le restrizioni imposte dal governo del Kurdistan regionale iracheno impediscono l’uscita verso Erbil e provincia degli abitanti del campo nonché il divieto di fare entrare farmaci e generi alimentari. Per questo abbiamo inviato al presidente del governo del kurdistan iracheno e al direttore dell’UHNCR una richiesta di incontro per protestare della suddetta situazione.
Nel primo pomeriggio ci rechiamo alla decima Assemblea delle madri dei martiri, che stanno discutendo l’aggiornamento del loro statuto. L’assemblea che si attiva ogni due anni si svolge per tre giorni e le decisioni non sono prese a maggioranza, ma con il metodo del consenso.
Nel pomeriggio inoltrato, il nostro accompagnatore Yussuf, insegnante di scuola superiore e responsabile del Comitato per il rapporto con le delegazioni straniere, ci invita a casa sua, dove ci specifica soprattutto la situazione del campo, dopo l’imposizione delle restrizioni che penalizzano pesantemente la vita degli abitanti, da parte del governo regionale del kurdistan iracheno come detto sopra.

REPORT 29 settembre 2019 domenica
La prima visita della giornata è stato un ritorno al Centro Hevi dei ragazzi diversamente abili. L’abbiamo trovato molto migliorato: frequentano 29 ragazzi su due turni. Ci sono 4 pazienti esterni che arrivano da Makhmour e 8 insegnanti volontari. Rispetto allo scorso anno è stato aggiunto un piccolo parco giochi e il giardino è stato ampliato. Ci consegnano il progetto dei loro sogni: una scuola nuova con giardino e cucina trasformato in un centro h 24, ma più concretamente ci chiedono contatti con altre associazione per sostegno, collaborazione e scambi di esperienze. Chiediamo se i bambini hanno modo di frequentare i coetanei delle altre scuole. Ci rispondono che ci sono una serie di progetti comuni che si svolgono all’interno del centro e che stanno lavorando per farne altri spostando i ragazzi disabili nelle classi regolari. Ci dicono che le famiglie di molti ragazzi sono di estrazione molto bassa e ci suggeriscono progetti di adozione delle famiglie stesse.
Chiediamo di preparare delle schede di presentazione di queste famiglie per portarcele a casa e poter cercare sostenitori.
Ci spostiamo nei poliambulatorio dove consegniamo medicine e attrezzature varie. Durante l’incontro con i nuovi responsabili ci viene chiarito che, nonostante tutto l’interesse dei medici ad avere un nuovo ospedale completato, l’Assemblea Popolare ha deciso che la priorità sia una nuova scuola superiore. Passiamo a parlare dell’ambulanza. Ci espongono le difficoltà relative a un loro acquisto diretto per via dell’embargo. Decidiamo di occuparcene direttamente noi. Terminiamo l’incontro con una visita della struttura.
Dopo pranzo raggiungiamo il centro di fisioterapia, uno degli ambulatori decentrati collegati all’ospedale. E’ gestito da due fisioterapisti volontari con numero di pazienti variabile. Al momento ce ne sono circa 15 inviati direttamente dall’ospedale. Come per il centro dei ragazzi disabili anche qui si accolgono pazienti della vicina città qualora ne abbiano bisogno.
A seguire visitiamo il Laboratorio di Sartoria della Cooperativa delle Donne a cui consegniamo i filati. Nel prenderli loro ci confermano l’utilizzo del materiale consegnato a marzo.
Dopo cena visitiamo la biblioteca. Aperta dal 2014 conta circa 6500 titoli in parte autoprodotti, soprattutto per quanto riguarda la letteratura per l’infanzia. Ci sono tre volontari fissi. In caso di bisogno hanno la collaborazione di ragazzi dell’Assemblea dei Giovani. Hanno in progetto la realizzazione di un centro di letteratura collegato con le scuole. Alla biblioteca può accedere chiunque, anche esterni al campo, anche in virtù del fatto che una biblioteca nella città di Makmour non c’è.

REPORT 30 settembre 2019 lunedì
Dopo la colazione la delegazione si divide in due parti: Lucia con una parte del gruppo diretti a Erbil per acquistare l’ambulanza, l’altro gruppo rimane a Makhmour per l’incontro con i sindaci.
Il gruppo “ambulanza” supera senza troppi intoppi i check-point nonostante l’embargo del campo (gli autisti ci spiegano che hanno pagato una somma che li abilita a tassisti e dunque a uscire) e si dirige, non senza difficoltà, dal venditore di forniture medicali che lo scorso anno ha preparato il preventivo. Il venditore, molto ambiguo, ci dice che il nostro preventivo è vecchio, che le tasse sono aumentate, che la situazione è diversa e che adesso i costi sarebbero superiori. Ci offre la possibilità di macchine diverse o usate ma noi teniamo il punto, la vogliamo nuova e possibilmente quella. Ci lasciamo con la sua promessa di farci avere nuovi preventivi entro giovedì. Non convinti del suo atteggiamento consultiamo altri due venditori. Stavolta non si tratta di ditte di
forniture medicali ma di vere e proprie concessionarie che convertiranno le vetture ad ambulanza con le necessarie modifiche e le attrezzature idonee. L’ultima, la Toyota, ci sembra la più seria. Ci farà avere il preventivo al più presto.
Si rientra al campo all’ora di cena con qualche problema al check-point che ci trattiene per circa tre quarti d’ora.
Il gruppo “municipalità” incontra il sindaco e la cosindaca. Ne abbiamo approfittato per chiarire alcuni dubbi che ci erano rimasti. In funzione del possibile incontro con il governo regionale abbiamo chiesto se l’area del campo fosse di proprietà dell’Onu e se ci fossero documenti in tal senso. La risposta è stata negativa, non solo, ma ci dicono che dal 2014 l’Onu è totalmente assente e non dà più nessun sostegno economico o legislativo.
La seconda questione affrontata ha riguardato il progetto, ancora in corso, della costruzione dell’ospedale. Abbiamo chiesto se fosse possibile riprendere quel progetto e portarlo a termine dopo la sospensione a causa della guerra con l’Isis. Per il momento rimane congelato perché le priorità stabilite dall’Assemblea Popolare riguardano una Scuola Superiore (hanno classi di quasi 40 ragazzi e i doppi turni: nel campo ci sono circa 3500 ragazzi in età scolare e non ci sono scuole per tutti. In generale il 70% del campo ha meno di 32 anni) e la Sanità che però vorrebbero organizzare in piccoli ambulatori decentrati più gestibili e più realizzabili in termini economici.
Terza priorità riguarda la potabilizzazione dell’acqua e l’elettricità. Per quanto riguarda la questione dell’acqua abbiamo ottenuto un appuntamento con il responsabile nei prossimi giorni.
L’ultima domanda riguarda la giustizia e il comportamento da tenere in caso di violenze di vario tipo. In realtà riportano un solo caso di violenza domestica in cui il responsabile è stato isolato.
Chiediamo se è vera la notizia di un campo dell’Isis a 5km. Ci rispondono che si parla di gruppi sparsi sulla montagna a una decina di chilometri. Per difendere il campo ci sono sorveglianti volontari per ogni quartiere.

REPORT 1 ottobre 2019 martedì
Iniziamo la giornata con la visita alla Scuola Superiore: 750 studenti, 22 classi, 46 insegnanti. L’organizzazione è su doppi turni di tre ore ciascuno. Il corso, di quattro anni, è articolato su un primo anno uguale per tutti e indirizzi differenti dal secondo anno in poi. Le classi sono rigorosamente miste. I tre coordinatori ci dicono che la struttura scolastica è fatiscente e sismicamente poco sicura, per cui obbiettivo dell’Assemblea del Popolo è quello di costruire un nuovo edificio scolastico.
Se un allievo rimane indietro può usufruire di vari corsi di recupero. Deve ripetere l’anno solo in situazioni catastrofiche. Non esiste un reale obbligo di frequenza, ma in generale tutti frequentano e l’abbandono scolastico è bassissimo. Una parte degli studenti riesce ad accedere all’università nonostante il problema della scrittura differente. Al termine dei corsi rimane la questione aperta dell’impossibilità di specializzarsi e di essere selezionati per i concorsi. A questo problema in questo momento si somma quello dell’embargo che non permette di uscire dal campo e andare a frequentare le lezioni. Gli insegnanti di fatto sono volontari perché la minima quota che gli viene riconosciuta dallo stato viene suddivisa in parti uguali.
La seconda visita è alla scuola media. 802 studenti, 32 insegnanti, più 5 insegnanti addetti alle lezioni di recupero. L’edificio che accoglie la scuola media viene considerato sicuro.
Facciamo una visita rapida a una delle Accademie del Campo: questa ha 4 responsabili che si occupano di folklore e tradizione curde. Nello specifico stanno raccogliendo favole tradizionali per bambini e le hanno raccolte ed edite in 4 libri illustrati. Ci chiedono aiuto per stamparne altri in Italia e poi spedirglieli per via di difficoltà economiche.
Incontriamo poi la commissione scuola che chiede ausilio per il nuovo edificio. Noi suggeriamo di utilizzare, modificandola, la struttura dell’ospedale, sempre che non si torni al progetto originale, e nel caso si studi questa possibilità ci impegniamo a offrire il nostro aiuto.

REPORT 2 ottobre 2019 mercoledì
Di prima mattina partecipiamo, come osservatori, all’assemblea di chiusura al convegno di tre giorni delle Madri dei Martiri. Si riferiscono i risultati della votazione dei nuovi membri della commissione.
Alle 10:30 visita alla Fondazione delle Donne. Sono 35 donne che gestiscono 5 asili, una sartoria e un laboratorio artistico. Svolgono attività sociale e politica di sostegno a famiglie bisognose e portano avanti attività di sensibilizzazione attraverso assemblee, flash mobbing e seminari. Negli asili lavorano con bimbi dai 4 ai 6 anni, mentre con i bambini e i ragazzi più grandi organizzano attività teatrali. Non ci sono nidi per mancanza di fondi (sarebbe necessario avere la possibilità di dargli da mangiare e avere pannolini).
L’ospedale ci offre il pranzo a casa del dottore e poi ci dirigiamo all’Accademia delle donne (un’altra) intitolata a Jiyan Sivas, un’insegnante uccisa nel ‘95 nel Campo di Atrush durante una manifestazione contro un embargo in corso. La martire, ci racconta la dottoressa Midya che era sua amica, è stata la prima donna curda che ha voluto un’istruzione anche per quei ragazzi che erano destinati al lavoro nei campi e alla pastorizia e che, tra le prime, ha sollevato il problema della violenza e i maltrattamenti contro le donne. L’Accademia è stata aperta nel 2003 e ognuna delle responsabili è laureata in sociologia o psicologia. Si tengono corsi di recupero per studenti in difficoltà, scuole serali per analfabeti e fanno corsi di specializzazione di laurea (ovviamente non riconosciuti fuori dal campo). Tra i corsi che propongono troviamo jineologia (una nuova scienza che libera le donne – in curdo Jin significa donna), geografia, storia, arabo, sorani (lingua curda centrale), tecniche di computer, autodifesa e sicurezza per le donne. Tutti i corsi sono rivolti indifferentemente a uomini e donne.

REPORT 3 ottobre 2019 giovedì
Iniziamo la giornata con una visita alla sede dell’Assemblea del Popolo. Filiz ci spiega l’applicazione del Confederalismo Democratico all’interno del campo. Dopo un’introduzione generale ci elenca i nove settori in cui questo si articola:
1. Cultura
2. Stampa
3. Salute
4. Formazione
5. Sicurezza
6. Comitato sociale ed economico
7. Giustizia sociale
8. Municipalità
9. Politica
Il campo si articola in 5 zone con 4 quartieri ciascuna. L’organizzazione di quartiere è stata la prima a formarsi ed è la cellula fondamentale del Confederalismo. Ogni quartiere ha un comitato che si autoorganizza, ma che è in rete con tutti gli altri comitati e si riunisce una volta alla settimana. Ogni due mesi redige un documento di analisi, critiche e proposte da presentare all’Assemblea del Popolo. Sopra l’Assemblea del Popolo (131 portavoce) c’è un Consiglio del Controllo che supervisiona.
Parallelamente all’Assemblea del Popolo esiste la Municipalità, organo puramente esecutivo, che viene conseguentemente eletto direttamente dal popolo, impiegati comunali compresi. Pur essendo organo esecutivo può proporre progetti nel suo ambito come tutti gli altri organi.
Riprendiamo poi il discorso dell’ospedale per capire cosa fare della struttura ospedaliera incompleta.
Nel pomeriggio ci portano al Centro Culturale dei Giovani che ci propone un’accorata sessione di Canti Popolari Curdi. Il Centro si occupa di promozione del Folklore, teatro, cinema, danza e di trascrivere i canti fino a questo momento tramandati solo per via orale e in generale di mantenere viva la memoria.

REPORT 4 ottobre 2019 venerdì
Incontro con un rappresentante che ci illustra la situazione del Medio Oriente e fa un’analisi della situazione e della valutazione delle prospettive.
Si parla del protagonismo delle donne nella liberazione della Rojava. «La guerra non è mai una bella cosa», racconta, «ma la nostra è stata, è una guerra per l’umanità. Per la difesa della dignità umana. Le donne sono partite in poche: quattro o cinque di nazionalità diverse, ma unite dall’idea che fosse necessario armarsi, addestrarsi e combattere l’oppressione e il fondamentalismo per affermare la possibilità di una vita migliore. “Per le donne, ma anche per gli uomini. Per tutti.”
«A Kobane la popolazione aveva bisogno di essere difesa dall’attacco dell’ISIS: da un problema di sicurezza è scaturita una rivoluzione vera. Una rivoluzione che non è solo curda, o araba, ma è una rivoluzione popolare, che sta costruendo un nuovo modello di democrazia partecipata» in Medio Oriente, cuore della Terza Guerra Mondiale scatenata dai conflitti interni e orchestrata dalle potenze mondiali.
«Quando ci si crede, si può arrivare a risultati impensabili. Non importava che le donne fossero in poche. All’inizio non è stato facile il rapporto con le madri: per la prima volta si trovavano davanti alla scelta della lotta armata in prima persona, dal punto di vista femminile. Poi hanno compreso, quando hanno visto le loro figlie venire con noi, cosa fosse crescere nella consapevolezza e nella determinazione per organizzare la resistenza popolare. L’organizzazione popolare è diventata determinante, non solo a Kobane, ma in tutta il Rojava.
Le donne, quando vogliono raggiungere un obiettivo, sono molto determinate. E sono molto più creative degli uomini. Così hanno trasformato una guerra di difesa in una possibilità di cambiamento rivoluzionario, in cui tutti possono partecipare alla costruzione di un destino comune, provando a superare anche le divisioni imposte nei secoli dalle diverse religioni».
Parla del caos del Medio Oriente, dove in questo momento l’Iraq è di nuovo in fiamme. «Oggi il nemico per noi rimane l’ISIS: l’YPG (la nostra formazione guerrigliera maschile) e l’YPJ (la nostra formazione guerrigliera femminile) lo hanno sconfitto, ma rimangono sacche sparse dell’ISIS e cellule dormienti all’interno dei territori liberati. Il nemico però è soprattutto la Turchia, la cui strategia sullo scacchiere del Medio Oriente, dove tutte le
potenze mondiali vogliono dare scacco al re, è l’occupazione della striscia di terra che corre sotto il confine con la Siria e che collega storicamente l’Occidente e l’Oriente. Questo territorio è il Rojava: per questo il regime di Erdogan vuole distruggerlo. Sostiene, come ad Afrin, di volersi presentare con il ramoscello d’ulivo: in realtà, ad Afrin ha portato forme di repressione sempre più aspre, una sequenza intensa di sequestri di persona, un’insicurezza sempre più diffusa. Per arrivare al suo obiettivo la Turchia sta costruendo un altro ISIS, come ha fatto con l’originale. Solo una parte dei tre milioni di persone presenti in Turchia è costituita da profughi: sono quelli che il regime vuole cacciare e spinge a viaggi disperati e rischiosi verso l’Europa. Gli altri non sono profughi: sono integralisti, diretti o potenziali, che il regime di Erdogan intende tenere, avviandoli a scuole di formazione religiosa e militare, fino a quando li manderà di nuovo in giro a seminare il terrore. La Turchia utilizza i miliardi di dollari forniti dall’Europa per ricostituire un nuovo ISIS da utilizzare nello scenario della Terza Guerra mondiale».
E’ la vecchia strategia di destabilizzare per stabilizzare con il terrore.
«La Turchia utilizza la Russia, la Russia la Turchia, la Turchia gli Europei. L’Europa, aiutando la Turchia, sta diffondendo dei nuovi veicoli di infezione. La vittima designata è il popolo curdo, ma il popolo curdo ha la testa dura.
La minaccia principale incombe sul territorio libero del Rojava, dove è in corso un esperimento concreto di confederalismo democratico, con la partecipazione di tutte le etnie. Esperimento che stiamo facendo con un forte impegno e una grande fatica, ma questa è la via per portare una vita migliore in una regione devastata dai conflitti etnici e religiosi, interni e scatenati dall’esterno».
Particolarmente importante, in questa situazione, è la condizione della donna. «Quando le condizioni della donna migliorano, migliora la situazione per tutti, perché vincono i principi e l’ideologia della vita contro i nazionalismi e le strumentalizzazioni del capitalismo internazionale. Prima tutti dicevano di volerci dare una mano. Ma la memoria di molti è troppo corta. Molte organizzazioni umanitarie ufficiali si schierano sempre con gli Stati, mai con i movimenti di liberazione e con la popolazione.
Il nostro obiettivo è mantenere il Rojava libero di fronte alla minaccia dell’occupazione. Dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale attorno a questa nuova speranza per il Medio Oriente e costruire un ponte tra il Kurdistan e l’Europa. Il potere della società è come un fiume che, scorrendo, cresce in maniera sempre più ampia. Noi vogliamo resistere per creare una vita migliore. Voi, delle associazioni non legate al potere degli Stati, potete aiutarci contribuendo a diffondere le nostre idee, la nostra
esperienza, la nostra storia».
Pomeriggio leggero all’Assemblea dei bambini che ci mostrano delle danze, poi alla sede dell’Assemblea dei giovani dove anche le ragazze più grandi si esibiscono per noi sul palco dell’anfiteatro comunale. Finale in bellezza a una festa di matrimonio aperta a tutto il villaggio a cui partecipiamo allegramente.

REPORT 5 ottobre 2019 sabato
Passeggiata mattutina per orti e frutteti. Nel tardo pomeriggio incontriamo la Guardia Armata del Campo. Ci raccontano che dopo l’episodio dei droni dell’aprile scorso non ci sono state altre incursioni da parte dei turchi. La tensione però rimane alta perché nelle vicinanze ci sono ancora bande dell’Isis. Facciamo qualche domanda a proposito della loro vita. Ci dicono che chi si dedica alla causa curda può arruolarsi dai 18 anni in poi, per tutta la vita. Se si vuol smettere per mettere su famiglia naturalmente può farlo anche se non ci sono troppo casi. Ci parlano della loro giornata tipo: si alzano alle 4.00 e dopo colazione fanno esercitazione fisica e formazione politica. Il pomeriggio è dedicato all’addestramento militare. E’ una vita essenziale in cui non c’è posto per distrazioni di alcun tipo. Salutiamo e ci lasciamo.

REPORT 6 ottobre 2019 domenica
Dopo aver portato un ultimo omaggio ai bambini della scuola elementare lasciamo Makhmur per Erbil, obbligati ad andare coi taxi perché i nostri accompagnatori non hanno avuto i permessi per uscire dal campo. A Erbil due compagni mandati dall’HDP ci accompagnano dall’ennesimo concessionario per la questione dell’ambulanza che però sarà quello risolutivo. Ci fanno vedere vari modelli, nuovi, usati, già equipaggiati e non. Dopo una caotica trattativa ci offrono il modello migliore, già equipaggiato e immatricolato per 40.000 $. Ci promettono che, nel caso scegliessimo questo, sarà per la sera stessa a Makhmur. A noi mancano 2000 $ per arrivare alla cifra indicata. Chiamiamo la dottoressa dell’ospedale e chiediamo se, nel caso, il campo possa anticipare o coprire la cifra che manca. Dopo aver ricevuto la loro approvazione finalmente firmiamo il contratto, paghiamo e l’ambulanza parte. Due ore dopo riceviamo video e foto:
la nostra ambulanza è arrivata a Makhmour!

 

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