2 febbraio, l’Italia che resiste

  • Febbraio 2, 2019 18:00

Per la seconda volta dall’inizio dell’anno, il copione della propaganda governativa si ripete: un manipolo di esseri umani disperati lasciati in balia delle onde, segregati sulle navi che li hanno soccorsi, impediti per giorni e giorni nel diritto di sbarcare e trovare un minimo conforto. Mentre decine di altre continuano a raggiungere comprensibilmente e legittimamente le coste italiane con mezzi di fortuna (e trovando in alcuni casi soccorso). Ma le telecamere restano puntate in mezzo al mare, laddove il ministro degli interni gioca l’ennesima partita per rimanere sulla cresta dell’onda mediatica, imponendo di fatto l’agenda politica e comunicativa. Questo è ciò che Salvini, sulla scia dei predecessori, chiama “sicurezza”.

Senza negarne le gravissime specificità, la legge attuale si pone in totale continuità con i dispositivi precedenti. Un ideologico filo diretto collega la Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini, al decreto Minniti-Orlando, fino alla Salvini, con il passaggio intermedio del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi al ministero per la cooperazione internazionale: la “gestione” delle persone migranti intese come “flussi” da normare, una NON accoglienza ridotta a sfruttamento schiavistico di lavoratori stagionali, i campi di concentramento libici teatri di indicibili violenze, campi voluti, chiesti e sostenuti dai governi italiani.

La legge “sicurezza e immigrazione” (approvata dalle camere con voto di fiducia, senza obiezioni, firmata dal saggio e mite e buono e salvatore presidente della repubblica) è e sarà sempre più generatrice di insicurezza. Per chiunque. Per le persone costrette a migrare che, arrivate in Italia, si trovano di fatto incarcerate in attesa di espulsione, per chi in Italia seguiva un percorso di inserimento verso la residenza e la cittadinanza e che ora vede crollare tutto sotto i piedi, per chi cerca di raggiungere altri paesi a nord (e l’Italia, nonostante le sparate machiste dei nostri politici, ha firmato accordi bilaterali con la Francia sui respingimenti). E dove mai potranno finire persone cui è impedito ogni accesso a servizi, casa, lavoro? A ingrossare le fila della nuova servitù o della criminalità di sussistenza (a meno che i nostri non stiano pensando già alla soluzione finale!). E anche a minare il decoro e la sicurezza tanto cari alle “persone perbene”. Hai voglia ad andare avanti di DASPO urbano (solo a Novara, quindici da inizio anno, tutti verso persone ritenute troppo “invadenti” nel chiedere l’elemosina)! A spostare poveracci dai centri alle periferie, o a costruire quartieri fortezza, per tenere fuori il lerciume. Il vostro decoro crollerà miseramente e ne sarete voi gli artefici.

Il Comitato Antifascista Novarese CAN è presente all’iniziativa “L’Italia che resiste” per affermare con forza l’avversione alle suddette politiche e alla propaganda xenofobe e disumane. Altresì sottolineiamo la continuità, quando non la identità, di tali scelte politiche tra i governi precedenti e l’attuale e il coinvolgimento diretto dei partiti politici che quei governi sostenevano. Perché la cultura e la politica della accoglienza e contro la repressione non possono e non devono essere oggetto di propaganda elettorale, affermazione e contrarietà vanno espresse quando si è maggioranza, non solo quando si è all’opposizione. Siamo presenti anche con l’obiettivo di tenere la memoria viva e non fare passare acriticamente questi tentativi.  Per combattere chi governa ora e per scegliere bene i compagni di lotta.

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