{"id":497,"date":"2019-10-14T22:53:39","date_gmt":"2019-10-14T20:53:39","guid":{"rendered":"http:\/\/cannovara.noblogs.org\/?p=497"},"modified":"2019-10-14T22:53:39","modified_gmt":"2019-10-14T20:53:39","slug":"il-campo-profughi-di-makhmour-kurdistan-bashur","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/?p=497","title":{"rendered":"Il campo profughi di Makhmour Kurdistan Bashur*"},"content":{"rendered":"<p><em>[* ad opera dell\u2019associazione VERSO IL KURDISTAN ODV ALESSANDRIA]<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-498\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur-300x177.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur-768x454.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur-1024x605.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur-150x89.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur.jpg 1925w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Sono cinque anni che l\u2019Associazione verso il Kurdistan di Alessandria si reca nei territori del Bashur per realizzare un progetto relativo alla costruzione di un ospedale nel campo di Makhmour.&nbsp;Questi viaggi ci permettono non solo di seguire lo sviluppo di questo progetto, ma anche di conoscere sia la realt\u00e0 in cui vivono i profughi curdi e sia la situazione di questo paese immerso tra lotte interne, regionali e internazionali. Quello che tutti ci chiedono \u00e8 \u2026raccontare, spiegare al mondo, chi sono e cosa vogliono, proprio perch\u00e9 l\u2019informazione diretta di chi ha visto e sentito, \u00e8 quella che rappresenta la verit\u00e0. Quasi nessuno sa che esiste un campo profughi in mezzo al deserto che si chiama Makhmour organizzato con un sistema democratico dove le donne contano, dove le donne non sono solo madri o serve e dove da vent\u2019anni una forte resistenza ha permesso loro di continuare a vivere una vita dignitosa e piena di speranze.<\/p>\n<p>Mentre stavo scrivendo la situazione che ho trovato in Kurdistan, sono stata raggiunta da questa tremenda notizia.<\/p>\n<p><strong>Verso le ore venti del 13 dicembre scorso aerei turchi hanno bombardato le colline intorno al campo di Makhmour<\/strong>. Non \u00e8 stato un caso la scelta di questo obiettivo da parte dello Stato turco. Makhmour deve essere annullato, cancellato, il suo esempio \u00e8 troppo pericoloso.<\/p>\n<p>Il bilancio dell\u2019incursione: quattro donne uccise nelle loro baracche, una madre, sua figlia, sua nipote ed un\u2019ospite della famiglia.<\/p>\n<p>Questa non \u00e8 stata la prima volta, dall\u2019anno scorso il campo \u00e8 stato attaccato con aerei da guerra dallo stato turco due volte, uccidendo civili e componenti delle Unit\u00e0 di Autodifesa di Makhmour. Contemporaneamente a questa incursione \u00e8 stata attaccata anche la regione nord irachena di Sengal. L\u2019attacco \u00e8 avvenuto mentre la maggior parte degli abitanti yazidi era impegnata nei preparativi della festa Ezi. Tutto questo \u00e8 la dimostrazione dell\u2019odio del regime di Erdogan contro il popolo curdo e yazidi con l\u2019obiettivo di voler completare quello che l\u2019Isis non ha fatto. L\u2019Isis infatti dopo Mosul ha spostato la sua attenzione verso Makhmour e Sengal. Luoghi che sono stati difesi dalla guerriglia curda. Dietro tutti questi attacchi si nasconde, ma non troppo, il piano d\u2019invasione del governo turco a guida AKP-MHP (Partito conservatore turco della Giustizia e dello Sviluppo a guida Erdogan \u2013 Partito del movimento nazionalista, braccio politico dei Lupi Grigi) in Iraq Kurdistan Bashur, iniziato molto prima del conflitto siriano, attraverso una partnership strategica con il KDP (Partito Democratico del Kurdistan) di Massud Barzani. Si capisce quindi anche il perch\u00e9 della crisi di governo iracheno dopo le elezioni legislative di maggio scorso. La sensazione \u00e8 quella d\u2019identificare questa crisi come il prodotto delle tensioni tra Iran, Usa e Arabia Saudita. Lo scopo sarebbe quello di mettere il KDP e il PUK (Unione Patriottica del Kurdistan) contro il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e di allontanare poi il Puk da Baghdad. Il piano della Turchia \u00e8 riprovevole e tutto dipender\u00e0 dall\u2019acume politico dei curdi, del Kdp, del Puk e dalla loro volont\u00e0 di rifiutare l\u2019influenza dei colonialisti.<\/p>\n<p>Quello che sta succedendo in Kurdistan \u00e8 un fatto molto grave, ma tutto tace. Nessuna notizia. Nessuna condanna.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>ONU<\/strong> dovrebbe denunciare questo attacco, dato che il campo \u00e8 sotto il suo controllo come, in egual modo dicasi, per il Governo centrale iracheno ed il Governo regionale del Kurdistan del sud. Un silenzio che \u00e8 sinonimo di complicit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019esempio pi\u00f9 significativo \u00e8 quello della divulgazione, nel novembre scorso, del bando di ricerca e di taglia, emanato dagli USA, per la cattura di alcuni dirigenti del PKK. Un azione questa che ha provocato molte proteste in tutta Europa: Amburgo, Berlino, Reims, Basilea, Roma. Una mobilitazione che ha evidenziato la difesa del PKK dall\u2019accusa di essere considerato un\u2019organizzazione terroristica, che ha chiesto la fine dell\u2019isolamento del suo fondatore Ocalan in carcere in Turchia da 20 anni ed accusando gli Stati Uniti di aver emesso questi mandati solo per compiacere al regime dell\u2019Akp in Turchia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile quindi che gli attacchi contro Makhmour e Sengal siano avvenuti senza l\u2019assenso degli Usa. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di intimidire ed allontanare dal movimento curdo tutte le aree che si sentono vicino ad Ocalan e alla lotta del popolo curdo.\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-506\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_02-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_02-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_02-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_02-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_02-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_02.jpg 1254w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>I campi profughi nel mondo non sono tutti uguali.<\/strong><\/p>\n<p>La loro diversit\u00e0 dipende dal luogo in cui si trovano e dal motivo della loro esistenza. Quello che per\u00f2 li rende uguali \u00e8 la sofferenza per essere costretti a vivere una non vita, in un luogo che non \u00e8 la propria terra e di non avere riconosciuto nessun diritto per un tempo indefinito. Vivere in un campo profugo significa vivere una vita non umana.<\/p>\n<p>Il campo profughi palestinesi di <strong>Chatila<\/strong> in Libano di un chilometro quadrato, per esempio, \u00e8 l&#8217;espressione del degrado umano dove 20.000 persone di ogni etnia (8000 sono palestinesi, poi siriani, libanesi, eritrei &#8230;insomma \u00e8 il rifugio dei pi\u00f9 poveri) sono costretti a vivere praticamente l&#8217;uno sull&#8217;altro in una situazione non umana senza nessun diritto di lavoro, sanit\u00e0, istruzione, propriet\u00e0 ecc.<\/p>\n<p>Il campo profughi di <strong>Makhmour<\/strong> in Bashur, Kurdistan iracheno, in pieno deserto abitato ora da circa 13.000 curdi (ultimi censimento 6 anni fa) fuggiti dalla Turchia nel 1993, dove non possono tornare. In entrambe queste situazioni, i residenti dei campi cercano di sopravvivere cercando di non essere dimenticati dalla comunit\u00e0 internazionale intrecciando relazioni con alcune organizzazioni che si occupano di diritti civili. La speranza di poter vedere realizzati i loro sogni, nonostante tutte le difficolt\u00e0 ed il senso d&#8217;abbandono, continua a vivere dentro i loro cuori. La speranza per il popolo palestinese in Libano si pu\u00f2 tradurre nel lavoro dell&#8217;Associazione Beit Atfal Assomoud e quella del popolo curdo risiede nell&#8217;applicazione del Confederalismo Democratico. Ma per entrambi, \u00e8 e resta, la resistenza del loro popolo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-507\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_03-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_03-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_03-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_03-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_03-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_03.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Il campo di Makhmour<\/strong> \u00e8 un&#8217;oasi nel deserto, ma pur dovendo sempre rapportarsi con un clima crudele, con animali pericolosi e con nuovi e vecchi nemici, il suo popolo \u00e8 riuscito a mettere in pratica l&#8217;ideologia socialista elaborata dal loro leader curdo \u201cApo\u201d Abdullah Ocalan, che ancora oggi si trova, dal 1999, in totale isolamento sull&#8217;isola carcere di Imrali. In questa prigione, costruita con l&#8217;approvazione delle istituzioni europee, non pu\u00f2 incontrare i suoi avvocati dal 27 luglio 2011 e l&#8217;ultima visita della sua famiglia risale al 11 settembre 2016. Per questo nessuno sa quali siano, in realt\u00e0, le sue reali condizioni di salute.<\/p>\n<p>Il campo di Makhmour \u00e8 diverso da tutti gli altri campi profughi nel mondo. E&#8217; diverso come organizzazione, come spirito, ma anche qui la vita \u00e8 molto dura. La storia di questo campo assomiglia ad una grande epopea storica.<\/p>\n<p>La migrazione dalla Turchia inizia nel 1993 con la guerra contro il <strong>PKK nel Kurdistan settentrionale<\/strong> o Bakur. L&#8217;esercito invase i villaggi vicini al confine con l&#8217;Iran e l&#8217;Iraq, costringendo gli abitanti a dover scegliere tra la collaborazione con i militari nella repressione del partito, l&#8217;uccisione o la fuga. I villaggi furono come al solito incendiati e le persone perseguitate. La maggioranza scelse l&#8217;esilio. Il PKK era onorato. In montagna c&#8217;erano i propri figli, mariti, sorelle, fratelli. Non si poteva tradire!<\/p>\n<p>I profughi oltrepassarono la provincia di Sirnak e giunsero nel Bashur, nel Kurdistan iracheno che nel 1991 aveva ottenuto l\u2019autonomia da Baghdad, grazie alla guerra del Golfo e agli americani, controllato a nord dalle milizie del Pdk di Barzani, alleato con Stati Uniti e Inghilterra. Una catena di civili in marcia a piedi in fila uno dietro all\u2019altro. All\u2019inizio erano in pochi, ma poi, di villaggio in villaggio, la catena si trasform\u00f2 in una colonna di 15.000 persone. Quello che faceva paura ai turchi era la loro unit\u00e0, la loro decisione di stare tutti insieme. Passarono il confine ed arrivarono ai piedi del monte Hantur, a Behere. Iniziarono i bombardamenti su quella specie di campo. Dopo tre mesi arriv\u00f2 l\u2019UNHCR, nonostante la posizione negativa del governo turco. Ma nemmeno il governo del Kurdistan di Barzani li voleva. L\u2019arrivo delle Nazioni Unite miglior\u00f2 solo di poco la loro condizione. Una notte di novembre, senza dir nulla ai peshmerga di Barzani, decisero di andarsene.<\/p>\n<p>Non potevano pi\u00f9 continuare a stare sotto le bombe.<\/p>\n<p>Attraverso vari sentieri, arrivarono sotto le montagne di Zakho, a Bersire. Ma anche qui non trovarono pace. L&#8217;esercito turco attravers\u00f2 il confine ed attacc\u00f2 i profughi a Zakho. Il governo regionale, con la scusa di non aver chiesto il permesso di spostarsi, mise in atto un embargo contro di loro. Non potevano uscire dal campo per qualsiasi motivo. Il tempo passava inesorabile. All\u2019inizio del 1995, arrivarono alcune ONG e spostarono tutta quella popolazione a Etrus in due campi distanti un paio di chilometri l\u2019uno dall\u2019altro. Da quel momento, le 15.000 persone furono riconosciute ufficialmente come \u201cprofughi\u201d dall\u2019Unhcr, ma dovevano ubbidire ai loro ordini. Non gli era concesso di autogovernarsi. I profughi non accettarono questa imposizione. Volevano dividere gli aiuti che ricevevano secondo le loro esigenze e abitudini, ed iniziarono anche a creare comitati per gestire i problemi quotidiani ed il rapporto con le Ong. Inizi\u00f2 cos\u00ec \u201cl\u2019Operazione Acciaio\u201d. I peshmerga circondarono il campo con dei presidi militari e non facevano pi\u00f9 uscire o entrare nessuno, in caso contrario, sparavano. Alla fine le tombe sono state 100, una trentina uccisi dai peshmerga, altri morti per malattia. Non c\u2019era cibo, non c\u2019era acqua. Dopo un anno, a met\u00e0 del 1996 furono spostati in un altro campo, a Ninive. Unico modo per far finire l\u2019embargo.<\/p>\n<p>Il Pdk e la Turchia convinsero l&#8217;Onu a sgombrare il campo e a disperdere tutti i suoi abitanti in zone lontane e distanti tra di loro. Cinquemila persone accettarono l\u2019offerta e vennero trasferite in diversi villaggi e citt\u00e0 del Kurdistan iracheno. In 10.000 invece rifiutarono il piano e restarono insieme. Si rifugiarono senza nessuna copertura e in maniera illegale, vicino a Mosul, nella piana di Niniveh, zona cuscinetto tra la regione di Barzani e quella controllata da Saddam Houssein. Ma il governo regionale non li voleva. Neppure l\u00ec si poteva stare. Si spinsero allora, in una notte di gennaio, abbandonando tutto, ancora pi\u00f9 avanti, nella zona di Saddam. Restarono cinque mesi accampati davanti al checkpoint in una zona militarizzata. La zona purtroppo era minata e molti rimasero uccisi. A maggio 1997, il comitato delle 10.000 persone trov\u00f2 un accordo con la prefettura irachena ed entrarono nella terra di Saddam, anche se con paura.<\/p>\n<p>L&#8217;Onu finalmente riusc\u00ec nel 1998 a convincere il governo a concedere ai profughi un insediamento.<\/p>\n<p><strong>Saddam<\/strong> aveva accettato di accogliere questi profughi perch\u00e9 sapeva che i i curdi di Barzani, con i quali era in conflitto, erano loro nemici. La scelta cadde sulla zona inospitale desertica di Makhmur a sud di Mosul. Ultimo viaggio. Il pi\u00f9 terribile. Arrivarono nel deserto. Non c\u2019era erba, acqua, nessuna struttura, solo un vento di sabbia.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che <strong>il campo di Makhmour<\/strong>, dal 1998, pass\u00f2 sotto il controllo dell\u2019ONU. I suoi abitanti provengono dal Kurdistan del nord, da Hakkari, Sirnak e Van. Tutti si sono rifiutati di lavorare per lo Stato turco come guardiani di villaggio, anche perch\u00e9 in ogni famiglia c\u2019\u00e8 almeno un morto ammazzato per mano turca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-508\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_04-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_04-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_04-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_04-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_04-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_04.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Qui il clima \u00e8 freddo d&#8217;inverno e caldissimo in estate. La forte presenza di insetti velenosi e scorpioni hanno provocato molte malattie e decessi tra la popolazione. E&#8217; un campo in rivolta contro tutto e tutti. In questi vent&#8217;anni, la sua popolazione \u00e8 sopravvissuta a tante persecuzioni e, nonostante non siano stati aiutati da nessuno, da soli, hanno costruito questa citt\u00e0 con case, scuole, centri di comitati ed un\u2019amministrazione municipale. Un \u201csistema societ\u00e0\u201d organizzato grazie alla messa in pratica del Confederalismo Democratico.<\/p>\n<p><em>Il loro obiettivo \u00e8 quello di superare il capitalismo e fondare un socialismo democratico che abbia al suo centro, oltre all\u2019equa distribuzione delle risorse, la tutela dell\u2019ambiente e l\u2019emancipazione della donna.<\/em><\/p>\n<p><strong>Makhmour<\/strong> \u00e8 stato anche protagonista tra il 6 e l&#8217;8 agosto del 2014 di una battaglia contro l&#8217;ISIS. I peshmerga che controllavano la zona tra Mosul, Makhmur e Kirkuk si dispersero subito difronte alla violenza di Isis. Un responsabile non militare del PKK ricevette la richiesta di sgombro immediato di tutta la popolazione del campo. Ci fu una corsa contro il tempo, ma riuscirono a requisire un numero sufficiente di autobus e camion, vincendo la resistenza del KRG (Governo autonomo del Kurdistan) per l&#8217;evacuazione, mentre in citt\u00e0 si diffondeva il panico. Arrivato il buio, gli adulti, raccolti velocemente i loro principali averi, insieme ai bambini assonnati e inconsapevoli di quel trambusto e agli anziani, che ancora una volta erano pronti per una nuova fuga, prese avvio la lunga marcia verso la salvezza. Mentre la colonna di automezzi civili si avviava verso Erbil, in senso contrario stavano arrivando i pick-up dei combattenti dell&#8217;HPG (forza di difesa del popolo) per difendere Makhmour. Le linee di difesa lasciarono entrare nel campo i miliziani dell\u2019Isis, poi iniziarono a bersagliarli dalle alture e contemporaneamente contrattaccarli infiltrandosi, guidati da alcuni abitanti che conoscevano bene il campo, tra vie delle abitazioni. Gli uomini dell&#8217;Isis, dopo la fuga dei peshmerga, non pensavano di certo dover affrontare una tale resistenza organizzata e aggressiva. Tutta la gloria va a questi guerriglieri: due giorni e due notti di scontri feroci tra le case della loro gente.<\/p>\n<p><strong>Makhmour<\/strong> rappresenta un simbolo di resistenza per tutto quello che un popolo in fuga \u00e8 riuscito a costruire in quel luogo, ai piedi di colline di pietra, in uno spazio di terra senza acqua, dove il governo del Kurdistan iracheno li aveva mandati a morire.<\/p>\n<p><em>\u201cMakhmour \u00e8 il cuore dell\u2019esilio del popolo curdo, \u00e8 il popolo in cammino verso la sua liberazione, \u00e8 l\u2019esodo in un deserto da dove, prima o poi, si giunger\u00e0 alla terra non promessa, ma voluta e conquistata, ed infine, \u00e8 la testimonianza suprema della volont\u00e0 di vita degli uomini.\u201d<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-509 alignleft\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_05-300x178.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_05-300x178.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_05-768x457.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_05-1024x609.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_05-150x89.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_05.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Lungo la strada per arrivare al campo incontriamo alcuni posti di blocco controllati, dopo il referendum del luglio 2017 per l&#8217;indipendenza dell&#8217;Iraq, dai soldati dell&#8217;esercito di Baghdad (prima erano controllati dai Peshmerga curdi iracheni). In uno di questi chek-point ci ritirano i passaporti che ci saranno poi restituiti solo alla nostra uscita dal campo. E&#8217; una prassi abituale, ma ci lascia ugualmente un po&#8217; perplessi e preoccupati. L&#8217;ultimo \u00e8 presieduto dai compagni curdi. In tutta la zona vige un coprifuoco che limita l&#8217;ingresso al campo dalla mezzanotte alle sei di mattina.<\/p>\n<p>Siamo rimasti per i primi cinque giorni del nostro viaggio nel campo di Makhmour ospiti di famiglie. E&#8217; inutile descrivere l&#8217;ospitalit\u00e0 che abbiamo ricevuto! Non eravamo ospiti ma componenti della loro stessa famiglia. Yuksek Kara, il nostro padrone di casa nonch\u00e9 Responsabile delle Relazioni esterne del campo ci ha sempre accompagnato in tutti gli incontri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-510\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_06-300x187.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_06-300x187.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_06-768x478.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_06-1024x637.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_06-150x93.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_06.jpg 1437w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>L\u2019organizzazione sociale del Campo<\/strong><\/p>\n<p>Il campo \u00e8 diviso in 5 zone e ogni zona in 4 quartieri. E&#8217; gestito da due Assemblee istituzionali, una <strong>Popolare<\/strong> e una delle <strong>Donne<\/strong>.<\/p>\n<p>Ogni comitato del campo (istruzione, sanit\u00e0, ecologia, economia, giovani, gineologia ecc, ) ha un suo rappresentante in queste assemblee. Ogni quartiere ha una sua assemblea con l&#8217;obbligo di riportare a quella Popolare ci\u00f2 che \u00e8 stato discusso e deciso. L&#8217;assemblea Popolare \u00e8 convocata ogni due mesi, mentre quelle di quartiere una volta alla settimana. I problemi sono risolti normalmente nelle assemblee di quartiere, ma se si presentano complicazioni e non sono risolvibili, si passa all&#8217;Assemblea Popolare. Ogni due anni c&#8217;\u00e8 il Congresso del campo per eleggere i nuovi rappresentanti delle due assemblee istituzionali.<\/p>\n<p>Nella Assemblea Popolare ci sono due co-presidenti, un uomo e una donna, mentre in quella delle Donne il Presidente \u00e8 uno solo.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>assemblea Popolare<\/strong> \u00e8 composta da 131 membri e 31 di questi formano il comitato di controllo.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>assemblea delle donne<\/strong>, nata nel 2013 \u00e8 composta da 81 donne elette solo dalle donne, di cui 33 fanno parte anche di un Comitato ristretto e di queste, 9 sono co-presidenti nelle varie istituzioni, come per esempio sindaco e assemblea popolare. Ogni istituzione (scuola, sanit\u00e0, economia, cultura, donne, orfani, lavoro, ecologia, gineologia) vede sempre la presenza di un uomo e di una donna e queste nove donne le rappresentano tutte. Le 33 donne del Comitato ristretto si occupano solo dell&#8217;Accademia delle donne.<\/p>\n<p>In questi due ultimi anni abbiamo trovato il campo migliorato: sono state pavimentate alcune strade; \u00e8 stato costruito un piccolo presidio sanitario in funzione da soli tre mesi; si applica la raccolta differenziata per la plastica e cartone; da due mesi \u00e8 operativo un Centro per bambini down; \u00e8 stato realizzato un anfiteatro per spettacoli culturali ed si \u00e8 anche provveduto ad installare un sistema di illuminazione nel campo per migliorare la sicurezza dal momento che l&#8217;ISIS \u00e8 ancora presente in queste zone.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-511\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_07-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_07-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_07-768x508.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_07-1024x678.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_07-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_07.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito medico esiste anche un&#8217;<strong>Assemblea della Sanit\u00e0<\/strong> costituita nel 2013 e composta da 50 persone tra medici di diversa specializzazione ed infermieri, il cui Co-presidente \u00e8 il <strong>Dottor Mahmet<\/strong> che incontriamo durante la visita al piccolo ospedale.<\/p>\n<p>Nel campo di Makhmour esiste anche una vecchia struttura sotto il controllo dell&#8217;UNCHR, ma che funziona solo dalle otto alle tredici. Vista l&#8217;importanza di offrire una risposta adeguata ai problemi sanitari del campo, \u00e8 sorta la necessit\u00e0 di avere un servizio aperto 24 ore. Cos\u00ec \u00e8 nato questo piccolo ospedale che funziona dalle tredici alle ore otto del mattino seguente. L&#8217;ospedale \u00e8 stato costruito solo con le offerte della popolazione stessa lavorando gratis e degli amici esterni. In tre mesi di attivit\u00e0 sono stati visitati e curati 3.700 persone tra i residenti del campo e da altre citt\u00e0. Il motivo principale della scelta di questo ospedale, dal punto di vista dei pazienti, \u00e8 quello del diverso tipo di approccio medico. Qui trovano un rapporto umano, una fiducia che manca invece in altre strutture. Il problema principale dell\u2019ospedale per il suo funzionamento \u00e8 la mancanza di energia elettrica, disponibile solo per 12 ore al giorno. Per questo avrebbero la necessit\u00e0 di avere un altro generatore di corrente.<\/p>\n<p>Un altro problema \u00e8 la mancanza di ambulanze per il trasporto di persone in pericolo di vita che necessitano di attrezzature pi\u00f9 sofisticate rispetto a quelle esistenti. Per non parlare poi dei medici di questo ospedale che solo per il fatto di essere profughi non possono continuare gli studi di specializzazione, costringendoli cos\u00ec, per alcuni casi pi\u00f9 complicati, a dover chiedere l&#8217;intervento di medici esterni. Le malattie pi\u00f9 comuni sono legate all&#8217;uso dell&#8217;acqua inquinata proveniente da quattro pozzi o dall&#8217;esterno tramite l\u2019uso di autobotti oppure, per problemi dovuti a diabete, pressione arteriosa, cuore e anemia. L&#8217;assemblea sanitaria ha avviato, dal momento che le persone con malattie croniche sono ben 686, un progetto finalizzato all\u2019apertura di un&#8217;<strong>Accademia sanitaria<\/strong> per coinvolgere i giovani allo studio della medicina, dell&#8217;infermieristica e per avviare un percorso di prevenzione per questo tipo di malattie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-512\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_08-300x146.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_08-300x146.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_08-768x375.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_08-1024x500.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_08-150x73.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_08.jpg 1441w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Alla sede della <strong>municipalit\u00e0<\/strong> del campo incontriamo i due co-sindaci, una donna ed un uomo. Le prime parole della donna sono indirizzate ad una speranza di democrazia. Il fascismo si combatte con la democrazia. Tutti loro si trovano profughi in questo campo a causa del fascismo turco. Occorre quindi unire tutte le varie forze democratiche per combattere, resistere insieme, contro l&#8217;oppressione fascista. L&#8217;obiettivo del Confederalismo Democratico \u00e8 appunto quello di unire, di mettersi insieme per opporsi ad un unico nemico.<\/p>\n<p>La <strong>co-sindaca<\/strong>, ci fa presente, che la municipalit\u00e0 di Makhmour ha vari progetti da mettere in cantiere. Ad esempio: una casa di ritrovo per gli anziani, due nuove scuole e la creazione di fognature. Sono riusciti a mettere in atto un riciclo di rifiuti, plastica e cartone, per poterli rivendere. Viene ribadito che il campo soffre di un grande problema legato all&#8217;acqua. Ci sono sei pozzi, quattro utilizzati per bere e due per i lavori. Ogni casa ha quindi due tipi diversi di acqua. L&#8217;acqua era pulita, prima della guerra contro l&#8217;Isis, arrivava dal fiume Tigri, ma poi Isis a Mosul ha rotto la condotta e l&#8217;acqua \u00e8 stata inquinata. L&#8217;acqua comunque del campo contiene molto calcaree e zolfo.<\/p>\n<p>A questo punto la nostra delegazione propone un progetto per depurare l&#8217;acqua. l campo si trova in una zona desertica e l&#8217;acqua disponibile non \u00e8 sufficiente per tutto e tutti. La popolazione avrebbe bisogno di avere, per entrambi gli usi, almeno 12 metri cubi d\u2019acqua, mentre ne hanno a disposizione solo 8. I curdi sono una popolazione di contadini e di pastori, ma qui essendo la situazione geografica non favorevole riescono ad avere un orto o qualche pianta solo a livello personale. Difficolt\u00e0 quindi anche far crescere un semplice pomodoro perch\u00e9 brucia prima di essere completamente maturo. Ci vorrebbero delle serre, ma non vogliono far crescere frutta e verdura sotto la plastica.<\/p>\n<p>Anni fa i giovani andavano ad Erbil a lavorare, ora, data la difficolt\u00e0 di uscire dal campo per la mancanza di permessi, il numero \u00e8 molto diminuito. Quasi tutti sono occupati nell&#8217;edilizia.<\/p>\n<p>Nella municipalit\u00e0 sono impegnate 32 persone, 9 di queste sono assessori con ruoli specifici. In verit\u00e0 \u00e8 evidente che ormai questa popolazione sta cercando piano piano di creare una vera citt\u00e0. Non pensavano certo di dover rimanere qui oltre 20 anni!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-513\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_09-300x151.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_09-300x151.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_09-768x387.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_09-150x76.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_09.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il motivo principale del nostro incontro con la municipalit\u00e0 \u00e8 legato anche al nostro progetto per la c<strong>ostruzione del nuovo ospedale<\/strong>, fermo al 2016, causa della guerra contro l&#8217;Isis. La co-sindaca assicura per\u00f2 che il progetto sar\u00e0 portato a termine quando avranno la disponibilit\u00e0 economica. Nell&#8217;ultimo periodo hanno dovuto optare, nel utilizzo delle risorse ricevute, causa l&#8217;emergenza della guerra in atto, per l&#8217;acquisto di kit sanitari e la necessit\u00e0 di rendere agibile subito il piccolo ospedale, visitato il giorno precedente.<\/p>\n<p>Prima comunque di lasciare il campo facciamo un sopralluogo all\u2019opera incompiuta per verificare lo stato dei lavori. Quello che vediamo non ci conforta! Solo pareti di mattoni grigi in mezzo ad una distesa di sabbia e sassi! Cerchiamo di capire la situazione. Ancora una volta la guerra detta legge. Le emergenze, dovute ancora alla presenza delle milizie dell\u2019Isis, hanno costretto la municipalit\u00e0 del campo a dover optare per la costruzione di un piccolo ospedale come presidio di pronto soccorso, non potendo affrontare le opere necessarie per portare a termine il nostro progetto. La Municipalit\u00e0 di Makhmour ha promesso che, per tutelare quanto \u00e8 stato fatto finora per la costruzione dell\u2019ospedale, verr\u00e0 recintato e sorvegliato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-514\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_10-300x163.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_10-300x163.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_10-768x417.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_10-1024x556.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_10-150x81.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_10.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nel campo c&#8217;\u00e8 anche un <strong>Centro giovani<\/strong> formato da ragazzi e ragazze, organizzato da un&#8217;assemblea generale di 70 persone, 25 di questi hanno la responsabilit\u00e0 in altrettanti comitati, come cultura, sport, difesa del campo, studenti e diffusione del Confederalismo Democratico per una vita migliore. Non hanno un limite d&#8217;et\u00e0 per far parte di un comitato, tutti possono intervenire.<\/p>\n<p>Erbil \u00e8 considerata la citt\u00e0 del capitalismo, non accettano la vita che si svolge nel capoluogo del Kurdistan iracheno. Non c&#8217;\u00e8 differenza di ruoli tra maschi e femmine, tra di loro il confronto d&#8217;idee \u00e8 praticamente giornaliero. Il loro obiettivo \u00e8 quello di parlare con tutti i componenti del campo specialmente con gli anziani e le donne per far cadere gli ultimi residui di convinzione appartenenti ad una vecchia cultura patriarcale. Il loro motto \u00e8: credere e creare.<\/p>\n<p>Il nostro soggiorno nel campo di Makhmour ci ha dato l&#8217;opportunit\u00e0 di conoscere persone, famiglie, di sentire i loro racconti, di percepire la loro sofferenza e la speranza per un futuro migliore. Sofferenza legata alla loro fuga dalle case, dai villaggi in Turchia dove prima vivevano. Case distrutte, villaggi dati alle fiamme. Le scelte erano: restare, diventare spie, morire oppure scappare con la speranza di poter ritornare un giorno, non troppo lontano.<\/p>\n<p>Dopo un lungo pellegrinaggio sono arrivati qui al campo chiamato <em>\u201cdella morte\u201d<\/em> ma che insieme sono riusciti a farlo diventare quello <em>\u201cdella vita e della speranza.\u201d<\/em> Questo campo ha sempre avuto dei nemici, non solo Daesh ma anche lo stesso governo iracheno, in quanto questa formula di organizzazione, fa paura. Qui si \u00e8 deciso per un auto-gestione, per il Confederalismo Democratico, quasi tutti hanno studiato, sono preparati e sono diventati quindi un esempio per molti e questo fa paura ai governanti e al potere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-515\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_11-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_11-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_11-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_11-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_11-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_11.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il <strong>sistema educativo scolastico<\/strong> del campo prevede scuole che vanno dall&#8217;asilo alle classi superiori. La scuola superiore, frequentata dai 13 anni ai 20, \u00e8 una sola, non c&#8217;\u00e8 una scelta di indirizzo, non esistono licei o scuole tecniche. L&#8217;obbligatoriet\u00e0 cessa con le scuole medie. I ragazzi per\u00f2 sono spronati a continuare gli studi, perch\u00e9 l&#8217;istruzione \u00e8 ritenuta la base di un possibile cambiamento culturale che pu\u00f2 portare poi ad una vera modifica della societ\u00e0 attuale. Si studiano comunque tutte le materie, dalla geografia alla biologia, matematica, sociologia, gineologia, inglese, chimica, informatica e naturalmente la storia. Viene specificato che per capire la realt\u00e0 in cui si vive, prima \u00e8 necessario approfondire la storia mondiale e poi quella particolare del loro stato. Nel loro sistema non sono previsti voti, ma punti. Alla fine di ogni anno scolastico per passare a quello successivo si deve totalizzare 40 punti. Nel caso in cui non si raggiunga il massimo dei punti, si ripete l&#8217;anno di studio. Se poi questo si ripete un&#8217;altra volta, l&#8217;assemblea della scuola chiama i genitori per poter capire quali sono i problemi che impediscono al ragazzo di ottenere tale punteggio. In caso di rifiuto di continuare gli studi, l&#8217;insegnante va direttamente a casa del ragazzo per seguirlo e, insieme ai genitori, cercher\u00e0 poi di riportarlo a scuola. L&#8217;abbandono scolastico \u00e8 comunque molto limitato, solo 3 casi all&#8217;anno.<\/p>\n<p>Tutti gli insegnanti sono volontari. Dal 2005 al 2015 non hanno mai percepito nessuna forma di stipendio, solo dal 2016 ricevono un piccolo contributo. Le divise scolastiche ed i libri sono a carico delle famiglie, ma nel caso in cui questo non \u00e8 possibile, sono donate dalla comunit\u00e0. I problemi sono legati al numero insufficiente d&#8217;insegnanti e allo stato fisico delle strutture scolastiche. Le aule sono piccole e con problemi di sicurezza. Mancano i laboratori di ogni tipo, come per esempio di chimica, di lingue, d&#8217;informatica, ecc. Si studia quindi solo la teoria non riuscendo a mettere in pratica niente di quanto appreso. L&#8217;incursione di Isis all&#8217;interno del campo nel 2014 ha poi distrutto quello che c&#8217;era e non \u00e8 mai pi\u00f9 stato rimesso in piedi!<\/p>\n<p>Le scuole superiori, come quelle medie, sono frequentate da circa 700 ragazzi ognuna, divisi in 23\/24 classi con 33\/35 insegnati. Ogni classe conta circa 30\/36 alunni con doppi turni. Tutti gli studenti iracheni e curdi devono sostenere un esame d&#8217;ammissione per accedere agli studi universitari. Quelli curdi per\u00f2 non possono andare a studiare all&#8217;estero perch\u00e9 sprovvisti di documenti, anzi non potrebbero nemmeno uscire dal campo! Possono accedere all&#8217;universit\u00e0 di Erbil, ma poi, per disposizione legislativa, non gli \u00e8 permesso accedere alle specializzazioni e di lavorare nel settore pubblico. Tutto dipende dalla politica.<\/p>\n<p>Fare studiare i figli diventa anche un investimento per arricchire il campo e, per questo motivo, non sono spinti ad andare fuori all&#8217;estero, perch\u00e9 se vanno via, anche il campo stesso perde. La loro scommessa \u00e8 quella di farli studiare e farli rimanere. Scappare non \u00e8 una soluzione perch\u00e9 si rischia di perdere la propria identit\u00e0. Quando qualcuno riesce a raggiungere altri paesi, poi non torna pi\u00f9 e se anche manda aiuti a chi \u00e8 rimasto, \u00e8 considerato un traditore, perch\u00e9 ha lasciato ad esempio i genitori da soli dando l&#8217;onere di sostenerli ad altre persone.<\/p>\n<p>Nel campo di Makhmour da due mesi \u00e8 in funzione anche un <strong>centro per bambini con la sindrome di down<\/strong>.<\/p>\n<p>E&#8217; stata una decisione voluta per cercare di migliorare la loro vita, per non farli sentire troppo diversi da tutti gli altri e per non lasciarli isolati, nascosti agli occhi del mondo. Fino a questo momento, infatti, sono sempre restati a casa senza frequentare nessuna scuola perch\u00e9 non c&#8217;erano insegnanti adatti. I bambini sono 21 con 8 insegnanti. Questa struttura \u00e8 provvisoria in quanto servirebbe un centro pi\u00f9 grande e adatto a questo tipo d&#8217;insegnamento. Gli insegnanti volontari hanno fatto un corso di specializzazione mirato proprio verso questo tipo di disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-516\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_12-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_12-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_12-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_12-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_12-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_12.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Dal momento che le aule e gli insegnanti sono pochi e che i bambini necessitano di una presenza costante di un insegnante, sono costretti a farli arrivare a rotazione per poter dare un servizio migliore. Durante la giornata c&#8217;\u00e8 dunque un momento dedicato all&#8217;insegnamento con il solo bambino, poi c&#8217;\u00e8 un momento di gioco dove si trovano tutti insieme. Quello che stanno cercando di fare per questi bambini \u00e8 ammirevole, sono solo agli inizi, necessitano ancora di tante cose, di altri insegnanti, di medici, di materiale didattico e sanitario, ma importante \u00e8 iniziare. Con l&#8217;apertura di questo centro, proprio per limitare questo handicap, hanno iniziato anche a sottoporre le donne in gravidanza ad uno screening con amniocentesi. E&#8217; possibile anche effettuare, in caso di anomalie accertate, aborti terapeutici presso l&#8217;ospedale di Erbil.<\/p>\n<p>Lasciamo fisicamente il campo di Makhmour ma il nostro cuore \u00e8 ancora l\u00ec con la sua popolazione che \u00e8 riuscita ad avere una vita dignitosa contro ogni altra prospettiva negativa. Il mio ricordo, il mio pensiero va alle guerrigliere e guerriglieri che hanno scelto la montagna per difendere il loro popolo sia dagli attacchi dell\u2019Isis, non ancora sconfitto definitivamente, e sia da quelli dell\u2019esercito turco\u2026<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-517\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_13-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_13-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_13-768x508.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_13-1024x678.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_13-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_13.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>LE DONNE DEL KURDISTAN<\/strong><\/p>\n<p>Storicamente la donna, in tutto il mondo, ha sempre dovuto subire differenze sostanziali nei rapporti sociali. Una discriminazione senza confini.<\/p>\n<p>A parte alcuni esempi di societ\u00e0 matriarcali, molto lontane nel tempo, il mondo si \u00e8 sempre retto sul patriarcato. La forma di violenza pi\u00f9 usata era quella del \u201cdelitto d\u2019onore\u201d. Un tipo di reato caratterizzato dalla motivazione soggettiva di chi lo commette per salvaguardare una forma di onore o reputazione verso alcuni ambiti relazionali come per esempio il matrimonio, i rapporti sessuali e la famiglia. Ancora oggi, in alcune legislazioni, l\u2019onore \u00e8 inteso come un valore socialmente rilevante di cui bisogna tenerne conto sia ai fini giuridici che in ambito penale.<\/p>\n<p>I modi utilizzati per difendere l\u2019onore spaziano da una violenza fisica, psicologica (privazione della libert\u00e0, istruzione, cibo e induzione al suicidio) fino ad arrivare all\u2019omicidio. In ogni circostanza, il modello di violenza maschile resta dominante. Le guerre in genere e i genocidi contribuiscono poi ad aumentare le violenze di genere e l\u2019uso del codice d\u2019onore.<\/p>\n<p>L\u2019emancipazione femminile nel mondo si \u00e8 sviluppata in tempi e modi diversi.<\/p>\n<p>La donna curda ha iniziato un suo percorso negli anni \u201880 e \u201890 nel momento in cui le donne sono state elette in parlamento, hanno iniziato a prendere decisioni ed a organizzarsi in piccole cooperative per aiutare la famiglia, sono diventate giornaliste, scrittrici, avvocate. Tutto questo anche perch\u00e9 si sono sostituite ai loro compagni, mariti, fratelli, padri, messi in carcere.<\/p>\n<p>Il movimento del <strong>PKK<\/strong> ha riconosciuto alla donna curda una doppia oppressione: prima dal colonialismo e poi di genere. Per questo Ocalan ha sempre parlato della necessit\u00e0 di mettere in atto una doppia liberazione della donna. La scelta quindi di seguire il movimento diventava e diventa ancor oggi, un modo per liberarsi dall\u2019oppressione della famiglia, della societ\u00e0 e, allo stesso tempo, avere la possibilit\u00e0 di accedere ad una formazione culturale. Non necessariamente questa scelta obbliga la donna a scegliere di andare in montagna a combattere, ma ci sono altri modi per aiutare il proprio popolo, come ad esempio, organizzare seminari, raccolta fondi, insegnare ad altre donne ed attivit\u00e0 relative alla comunicazione.<\/p>\n<p>Il movimento femminile curdo \u00e8 riuscito anche a sviluppare strutture autonome in diversi settori e proprio per questo le donne del Kurdistan oggi sono in grado di poterci insegnare tantissime cose. Grazie alla loro determinatezza e sicurezza, sono in grado di affrontare la dura realt\u00e0 di una lotta in cui possono trovare la morte. La loro lotta \u00e8 la lotta di tutte noi. Obiettivo, riuscire ad ottenere una vera parit\u00e0 di genere e non essere pi\u00f9 solo madri e mogli.<\/p>\n<p><strong>CAMPO PROFUGHI MAKHMOUR- KURDISTAN BASHUR<\/strong><\/p>\n<p>Conoscere queste donne, parlare con loro, osservare i loro visi, i loro sorrisi, sentire la loro forza, mi ha riempito il cuore. Sono rimasta, insieme alle altre donne del nostro gruppo, ospite di una famiglia del campo. Ospite pu\u00f2 essere una parola fredda, noi in realt\u00e0 ci siamo sentite subito integrate all&#8217;interno di questo nucleo familiare. Vivere per cinque giorni all&#8217;interno di questo campo ci ha permesso, attraverso gli incontri con diversi comitati, di capire meglio il sistema del Confederalismo Democratico con il quale s&#8217;intende cambiare il tipo di societ\u00e0 in cui noi tutti ci troviamo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-518\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_14-300x159.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"159\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_14-300x159.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_14-768x408.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_14-1024x544.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_14-150x80.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_14.jpg 1441w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il campo \u00e8 gestito da due Assemblee istituzionali, una <strong>Popolare<\/strong> e una delle <strong>Donne<\/strong>.<\/p>\n<p>Nella Assemblea Popolare ci sono due co-presidenti, un uomo e una donna, mentre in quella delle Donne il Presidente \u00e8 uno solo.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>assemblea delle donne<\/strong>, nata nel 2013 \u00e8 composta da 81 donne elette solo dalle donne, di cui 33 fanno parte anche di un Comitato ristretto e di queste, 9 sono co-presidenti nelle varie istituzioni, come per esempio sindaco e assemblea popolare. Le 33 donne del Comitato ristretto si occupano solo dell&#8217;<strong>Accademia delle donne<\/strong>. Il loro lavoro \u00e8 quello di ascoltare, aiutare le donne del campo nei loro rapporti con il mondo maschile, marito, padre, fratelli ma anche con se stesse fornendo informazioni sulla salute femminile, controllo delle nascite, istruzione, educazione dei figli. Da quando \u00e8 in funzione questa Accademia, si \u00e8 constatato, infatti, che le donne hanno acquisito maggiore consapevolezza di se stesse proprio grazie alla possibilit\u00e0 di parlare con altre persone disponibili ad ascoltarle ed a cercare di risolvere i loro problemi, paure ed insicurezze.<\/p>\n<p>Non sono pi\u00f9 sole.<\/p>\n<p>Si sta cercando di uscire da una mentalit\u00e0 di societ\u00e0 patriarcale anche se, la maggioranza della societ\u00e0, appartenente ad una fascia di et\u00e0 medio-alta, pensa ancora che la donna sia incapace, non sappia decidere, difendersi, lavorare fuori dalle mura domestiche e che abbia bisogno di un uomo per sopravvivere.<\/p>\n<p>Nel campo non esiste un sistema carcerario. In caso di violenza domestica per prima cosa il Comitato a cui la donna si rivolge cercher\u00e0 di capire la situazione e successivamente viene convocata un&#8217;assemblea popolare pubblica per mettere l&#8217;uomo di fronte alle sue responsabilit\u00e0. L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di educare i colpevoli e per fare questo \u00e8 stato istituito un Comitato degli intellettuali, degli anziani, chiamato \u201cBarba bianca\u201d, ossia dei saggi.<\/p>\n<p>La nuova societ\u00e0 all&#8217;interno del campo di Makhmour accetta la diversit\u00e0 di genere, il divorzio (in 24 anni solo 10\/11 casi) e rifiuta invece il matrimonio con pi\u00f9 mogli o con mogli adolescenti. Si sta studiando come affrontare il problema delle ragazze-madri per proteggerle dalle leggi in vigore, anche se per il momento non si \u00e8 presentato nessun caso. L&#8217;Accademia serve anche per imparare a comportarsi nella societ\u00e0 tenendo in considerazione il rispetto delle donne.<\/p>\n<p>Nel campo si cerca di mettere in pratica i paradigmi di Ocalan. Ocalan \u00e8 sempre stato molto sensibile riguardo alla questione della donna e dei bambini e sostiene che, per cambiare una societ\u00e0, la prima rivoluzione passa attraverso la cultura. Per questo, anche in montagna, tutte e tutti gli attivisti curdi trascorrono gran parte del loro tempo a leggere e studiare per approfondire e migliorare la propria cultura, per capire meglio il mondo passato e futuro. I libri in montagna sono nascosti e protetti sottoterra. In montagna la donna \u00e8 libera ed impara a conoscere la propria importanza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-519\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_15-300x162.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_15-300x162.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_15-768x415.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_15-1024x553.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_15-150x81.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_15.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nel <strong>Centro Giovani<\/strong>, formato da ragazzi e ragazze e organizzato da una Assemblea generale di 70 membri, le ragazze hanno un ruolo attivo, non c&#8217;\u00e8 nessuna differenza tra uomo e donna, tutti possono fare tutto. Parlano, discutono praticamente tutti i giorni, con le persone che vivono dentro il campo per diffondere il concetto del Confederalismo. La rivoluzione culturale \u00e8 un percorso lungo.<\/p>\n<p>In questo incontro le ragazze ci chiedono cosa facciamo per il popolo curdo.<\/p>\n<p>Sono curiose di sapere le nostre esperienze. La loro aspettativa \u00e8 crescere i figli secondo i principi rivoluzionari.<\/p>\n<p>A Makhmour c&#8217;\u00e8 anche una <strong>Cooperativa di donne<\/strong> con 50 socie che si occupano di varie commissioni: scuola, lavoro, cultura, artigianato ecc. Le donne del campo possono far parte sia della Cooperativa ed anche dell&#8217;Accademia. Incontriamo cinque insegnanti che fanno parte della commissione scuola che coordinano cinque asili con 250 bambini iscritti. Nel settore dell&#8217;artigianato, c&#8217;\u00e8 un laboratorio di sartoria con 10 donne che confezionano abiti, divise, tappeti e kefie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-520\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_16-300x247.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_16-300x247.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_16-150x123.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_16.jpg 642w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Dal 2004 \u00e8 aperto un laboratorio artistico dove si insegna pittura e dove sono esposte varie opere. E\u2019 un centro aperto con cinque insegnanti che si alternano per far apprendere, sia ai ragazzi che agli adulti, l&#8217;arte di raffigurare il mondo esterno ma anche di riuscire ad esprimere i propri sentimenti, la propria anima attraverso disegni e colori.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-521\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_17-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_17-300x168.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_17-768x431.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_17-150x84.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_17.jpg 941w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;occasione di un pranzo offerto da una famiglia del campo ci offre la possibilit\u00e0 di raccogliere una breve testimonianza della mamma della padrona di casa. Ci parla di un intenso dolore che parte da lontano ma che non ha mai fine. Hikmet, il nostro interprete, \u00e8 costretto a fermarsi. Non ha pi\u00f9 la forza di sentire quelle parole che lo portano a dover ricordare un proprio triste e doloroso passato sempre presente, impossibile da dimenticare. Entrambi nel ripercorrere a ritroso il loro vissuto si bloccano, le lacrime scendono dagli occhi stanchi. Hanno visto troppa sofferenza e dolore.<\/p>\n<p>La nonna inizia subito con una domanda: \u201c<em>Tutto il mondo ha un proprio stato, perch\u00e9 noi no? \u201c<\/em> Poi continua: \u201c<em>Perch\u00e8 siamo terroristi. Noi veniamo ammazzati. Ammazzano donne, donne incinte, bambini, ragazzi, vecchi, ma noi restiamo i terroristi. Sono 40 anni che soffriamo. 20 anni sotto tendoni di plastica e altri 20 in Turchia. Sempre in fuga da un posto all&#8217;altro per scappare da case, villaggi distrutti, bombardamenti, carcere e torture. Noi vogliamo il nostro Presidente libero, non pi\u00f9 in prigione, non ha fatto niente. Ha solo difeso il suo popolo. La mia famiglia \u00e8 stata divisa. Io sono scappata dalla Turchia nel 1992. La mia casa era stata bombardata da armi pesanti\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-522\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_18-300x228.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_18-300x228.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_18-768x583.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_18-150x114.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_18.jpg 882w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Si arresta. Qui si interrompe il suo racconto. Non ci resta altro che guardarla negli occhi tristi e carezzarle il viso mentre la rabbia mi assale all&#8217;improvviso. Sto pensando alla campagna razzista nei confronti degli immigrati nel mio paese e nel mondo. Chi mai si \u00e8 fermato anche solo un attimo per capire a fondo il problema? Nessuno mai cerca di comprendere veramente cosa c&#8217;\u00e8 dietro ad una fuga in mare o via terra?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-523\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_19-300x178.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_19-300x178.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_19-768x455.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_19-150x89.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_19.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nessuno conosce le storie personali di queste persone. Nessuno le vuole conoscere. Non sapere \u00e8 meglio, \u00e8 pi\u00f9 semplice, non fa male e non ti obbliga a prendere una posizione.<\/p>\n<p>Vicino all&#8217;anfiteatro si trova la sede del <strong>Centro Culturale<\/strong> gestito da un <strong>Comitato dell&#8217;assemblea culturale<\/strong>. L&#8217;attivit\u00e0 principale \u00e8 il canto tradizionale. La storia curda \u00e8 sempre stata raccontata attraverso il canto. Ogni avvenimento, anche il pi\u00f9 cruento, veniva raccontato attraverso le canzoni. L&#8217;attivit\u00e0 culturale \u00e8 sempre stata portata avanti anche quando questo centro non c&#8217;era, non \u00e8 mai stata abbandonata, perch\u00e9 avrebbe significato perdere la propria identit\u00e0. Anche qui chi ci spiega come funziona il centro \u00e8 una donna. Una donna che canta e che ci sottolinea con piacere che al Centro ci si chiama <em>\u201cCompagna o Compagno\u201d<\/em>, nel senso di compagno di idee, anche tra familiari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-524\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_20-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_20-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_20-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_20-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_20.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Le origini delle canzoni provengono dal Bohtan, una regione montana turca a sud-est dell&#8217;Anatolia, dove il capitalismo non ha trovato terreno fertile, mantenendo cos\u00ec una tradizione della cultura curda viva e non contaminata. Oltre al canto ci sono anche altre attivit\u00e0 come il teatro, la danza, il cinema. Il centro non ha mai utilizzato insegnanti esterni, ma sono loro stessi che insegnano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-525\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_21-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_21-300x208.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_21-768x533.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_21-1024x711.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_21-150x104.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_21.jpg 1436w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Tutte le arti sono tramandate dalle vecchie generazioni ai giovani. La forza di questo centro sono proprio i giovani con la loro <strong>\u201cAssemblea dei bambini\u201d<\/strong> dagli 8 ai 18 anni, di cui il Comitato \u00e8 solo portavoce, mentre invece sono proprio i giovani che si riuniscono e decidono cosa vogliono fare. Molti bambini di questo campo sono orfani o hanno subito traumi di guerra, per questo nei loro confronti si \u00e8 sviluppata una forte attenzione. Si cerca cos\u00ec in qualche modo di offrire un mondo diverso, ma soprattutto un mondo scelto da loro. E&#8217; un modello unico nel suo genere in un campo profughi curdo. Un modello importante per tutto il mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL RICORDO DI DENIZ FIRAT E AVESTA HARUN<\/strong><\/p>\n<p>Un pomeriggio verso il tramonto andiamo sulla montagna rocciosa sopra il campo. Durante il tragitto, comincio a ricordare il racconto del libro di Marco Rovelli <em>\u201cLa guerriera dagli occhi verdi\u201d<\/em>. Mi prende l&#8217;ansia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-526\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_22-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_22-300x158.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_22-768x403.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_22-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_22-150x79.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_22.jpg 1316w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Tra poco sar\u00f2 negli stessi luoghi dove nel 2014 si svolse la resistenza curda contro l&#8217;Isis e dove mor\u00ec la giornalista <strong>Deniz Firat<\/strong>. Il libro, attraverso la narrazione della vita della comandante <strong>Avesta Harun<\/strong>, riesce a descrivere in un modo semplice e chiaro la resistenza del popolo curdo, sottolineando i valori e l&#8217;importanza di questa lotta. Lotta che dovrebbe essere di tutti e non solo di questo popolo. Avesta, ovvero Filiz nella vita, quando sceglie la montagna, ha solo 22anni, prendendo il posto del fratello Tekin, dal nome di battaglia di Harun Van, ucciso in montagna. Avesta \u00e8 il nome dei testi sacri zoroastriani, significa \u201clode\u201d e Filiz ha deciso cos\u00ec, adottando questo nome, di radicarsi in quelle terre di montagne e di affondare le sue radici indietro di millenni. Devo ammettere che il libro mi ha molto coinvolto sia per il suo dettagliato racconto e sia perch\u00e9 avendo conosciuto tutti i luoghi descritti, mi sentivo totalmente partecipe degli avvenimenti descritti. Le montagne di Van, i suoi villaggi, Qandil, il campo di Makhmour e tutti i loro abitanti. Come si fa a rimanere indifferenti?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-527\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_23-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_23.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_23-150x99.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Deniz Firat<\/strong> non \u00e8 stata una semplice giornalista, ma una partigiana curda che aveva scelto la strada della montagna quando aveva solo 12anni (1992). Era andata con il padre e la sorellina pi\u00f9 piccola a trovare la sorella pi\u00f9 grande che era sui monti da qualche anno. Ma, dopo pochi giorni, scoppi\u00f2 la guerra con i peshmerga di Barzani che dur\u00f2 quasi tre mesi. Nei successivi sette anni, Deniz perse un fratello e le due sorelle. Il resto della sua famiglia, compreso il padre, arriv\u00f2 a Makhmour e l\u00ec sono rimasti. Cos\u00ec quando nell&#8217;agosto 2014 il campo fu attaccato da Daesh, Deniz era comparsa in televisione per mostrare le immagini dell&#8217;attacco. L&#8217;arma con la quale Deniz combatteva era la sua telecamera. Raccontare, informare il mondo sulla situazione del suo popolo. Anche per Avesta, Makhmour rappresentava il cuore dell&#8217;esilio del popolo curdo.<\/p>\n<p><strong>Deniz<\/strong> si trova sulla collina sopra il campo, scava trincee insieme ad altri compagni, accumula pietre per formare un muro di difesa ai razzi del nemico. Guarda il campo deserto sotto di lei, inizia a riprendere per far conoscere al mondo la verit\u00e0 di quell&#8217;aggressione. Tre banditi di Daesh che si trovano lungo la mulattiera che passa tra le collinette del campo, iniziano a sparare. Deniz viene colpita al cuore da un pezzo di una bomba di mortaio. E&#8217; ferita, i compagni la portano subito su un&#8217;auto verso l&#8217;ospedale di Erbil, ma Erbil \u00e8 troppo lontana e Deniz muore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-528\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_24-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_24-300x150.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_24-150x75.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_24.jpg 630w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Avesta<\/strong> guida l&#8217;attacco contro Daesh con l&#8217;immagine di Deniz nel cuore. Il campo di Makhmour \u00e8 liberato, ma ci sono altri 5 piccoli villaggi della citt\u00e0 da liberare. La liberazione programmata alla fine viene portata a termine. Avesta, mentre pi\u00f9 tardi controlla con il binocolo lo spazio circostante alle postazioni di difesa, nota un piccolo villaggio occupato dai nemici che non era stato considerato. Raduna quindi una piccola squadra e parte all&#8217;attacco. Ma purtroppo all&#8217;ingresso del villaggio, la squadra viene investita dal fuoco nemico. Rispondono all&#8217;attacco ma Avesta viene ferita. Alla fine i banditi si ritirano e il villaggio \u00e8 salvo. Avesta viene caricata su una macchina ma l&#8217;auto salta su una mina e lei viene sbalzata fuori. Arriva un&#8217;altra macchina, ma Avesta muore prima di arrivare al campo di Makhmour.<\/p>\n<p>Il campo di Makhmour non ricorda solo Deniz e Avesta, ma anche un&#8217;altra splendida figura femminile: <strong>Sakine Cansiz<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Sakine<\/strong> tutte le volte che andava in Iraq si fermava sempre al campo. La prima volta si ferm\u00f2 per cinque mesi e tutti i giorni alle cinque del mattino faceva un&#8217;ora di corsa, poi la scuola e, al termine, altri esercizi di ginnastica. A quell&#8217;epoca c&#8217;erano i soldati di Saddam ma Sakine non aveva paura e camminava a testa alta. Parlava sempre con calma, ma con voce forte. A Makhmour, Sakine preparava i materiali per le classi, cuciva i vestiti per la scuola, insegnava a fare gli insegnati e faceva riunioni con gli abitanti del campo. Ha dato avvio ad un asilo nido e ad una scuola d&#8217;arte per le ragazze. Sakine diceva:<em>\u201dPerch\u00e8 dobbiamo avere paura di un maschio? Siamo tutti esseri umani allo stesso modo.<\/em>\u201d Il senso della sua vita era educare la gente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-529\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_25-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_25-300x205.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_25-768x525.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_25-150x103.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_25.jpg 959w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>SULEYMANIYA<\/strong><\/p>\n<p>La nostra visita al campo di Malhmour \u00e8 finita. Il viaggio continua verso <strong>Suleymaniya<\/strong>. Dopo aver visitato il Museo Carcere di Saddam Hussein e il coloratissimo mercato con i suoi venditori e le merci esposte nei negozi, sulle bancarelle, sui carretti o semplicemente a terra, proviamo ad entrare in alcuni campi profughi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-530\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_26-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_26-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_26-768x510.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_26-150x100.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_26.jpg 978w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Non abbiamo un permesso, ma non ci perdiamo d&#8217;animo e ci dirigiamo subito al campo di Barika nella zona di Arbat, dove siamo gi\u00e0 stati due anni fa. E&#8217; un campo gestito da UNHCR con all&#8217;interno una struttura di Emergency con medici italiani. Purtroppo, senza permesso non ci fanno entrare!<\/p>\n<p>Stesso risultato per il secondo campo. Proviamo con il terzo, il pi\u00f9 piccolo. Il militare all&#8217;ingresso ci fa passare. Scendiamo velocemente dalle auto per addentrarci tra le strade del campo e cercare qualche responsabile per avere alcune informazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-531 alignleft\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_27-300x112.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"112\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_27-300x112.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_27-768x287.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_27-1024x383.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_27-150x56.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_27.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Iniziamo a camminare nella strada principale del campo sotto un bel sole cocente e subito siamo accolti da donne, ragazze, bambini, anziani che ci circondano felici di vederci e di farsi fotografare. Sembra che, a parte i profughi, non ci sia nessun altro. Arriviamo in fondo alla strada e troviamo una costruzione che sembra essere una specie di pronto soccorso. Riusciamo a parlare per pochi minuti con un ragazzo che ci illustra un po&#8217; la situazione del campo. Qui si trovano circa 2.500 persone, tutte irachene scappate dal governatorato di Salah al-Din causa l&#8217;invasione da parte dell&#8217;Isis. Dovrebbero essere sotto la tutela del governo iracheno ma nessuno si occupa di loro. Il direttore del campo si trova nel campo grande di Arbat.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-532\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_28-300x104.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"104\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_28-300x104.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_28-768x265.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_28-150x52.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_28.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Prima c&#8217;era anche un medico, per un&#8217;ora al giorno, ma ora, causa la mancata firma del nuovo contratto, non viene pi\u00f9. In caso di una grande emergenza sanitaria, \u00e8 possibile portare il malato all&#8217;ospedale del campo grande, ma dietro un compenso economico. L&#8217;improvvisato portavoce del campo chiede a nome di tutti il nostro aiuto. Hanno bisogno di tutto, la situazione \u00e8 pesante, sono isolati e sono sprovvisti di ogni cosa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-533\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_29-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_29-300x171.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_29-768x437.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_29-150x85.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_29.jpg 956w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>All&#8217;improvviso arriva la guardia che prima ci aveva fatto passare, intimandoci di lasciare subito il campo in quando sprovvisti di un permesso. Sembrava preoccupato e agitato. E cos\u00ec, anche se con molto dispiacere, abbiamo lasciato il campo e tutte quelle persone in attesa&#8230; di chiss\u00e0 quale aiuto!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-534\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_30-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_30-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_30-768x510.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_30-150x100.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_30.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>LA VOCE DELLE DONNE \u201cJIN TV\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La prima trasmissione di prova della nuova emittente televisiva <strong>\u201cJIN TV\u201d<\/strong> \u00e8 iniziata nella Giornata internazionale della donna, l&#8217;8 marzo 2018. Ci troviamo nella loro sede a Suleymaniya e parliamo con <strong>Nurhak<\/strong> (in curdo significa \u201cmontagna\u201d). Dopo le prove, le trasmissioni del nuovo canale sono iniziate il 30 giugno scorso. Una TV di donne, per le donne, con l&#8217;obiettivo di rendere visibile qualsiasi lavoro femminile, dalla casa, dai campi, uffici, strade, ovunque e di mettere in discussione il rapporto uomini e donne e tutta la societ\u00e0. La stampa si basa principalmente sul pensiero e sensibilit\u00e0 del maschio, nonostante la presenza di molte giornaliste donne, e per questo, questa rete vuole riunire tutte le donne, i problemi, le sfide, la speranza, la disperazione e il linguaggio. L&#8217;invito di Jin TV, durante il periodo di prova di trasmissione, lanciato alle donne \u00e8 stato questo: <em>\u201cRealizza il tuo video a casa, sul posto di lavoro, per strada, ad una riunione, inviaci il video e partecipa a questo movimento televisivo, abbiamo bisogno di te. Discutiamo insieme. Facciamo programmi insieme. Avviciniamoci a quelli che sono lontani, mettiamoci insieme\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-535\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_31-300x249.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_31-300x249.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_31-150x125.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_31.jpg 665w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Nurhak<\/strong> ci dice che \u00e8 necessario iniziare dalla cultura. La Mesopotamia \u00e8 stata la culla della civilt\u00e0, quindi, occorre ripartire da l\u00ec per recuperare il ruolo importante avuto dalla donna. Dalle idee sono passate ai fatti. Dopo aver verificato tutte le varie possibilit\u00e0 per arrivare ad un buono e sicuro funzionamento della TV, hanno deciso di creare la loro sede legale in Europa, in Olanda, e non in Medio Oriente per le difficili situazioni di sicurezza. Gli studi di registrazione si trovano comunque in molte diverse citt\u00e0, oltre qui a Suleymaniya, come per esempio nel Rojava, Istanbul, Diyarbakir dove vengono montate le registrazioni ed inviate poi in Olanda per la diffusione. La particolarit\u00e0 si trova in Rojava dove \u00e8 possibile fare anche delle dirette TV. Nurhak, inoltre, ci fa presente che molte donne che oggi lavorano a Jin TV hanno un&#8217;esperienza maturata nello stesso ambiente televisivo fin dal 1995 e, grazie a questa professionalit\u00e0, sono riuscite a portare a termine questo progetto. Ci mostra infine un esempio di un loro video che racconta la vita di una donna casalinga di un piccolo paese intenta a macinare. Una donna inconsapevole di tutto quello che la circonda! Per intervistare una donna occorre avere il consenso del marito. Per prima cosa, quindi bisogna educare l&#8217;uomo. Jin TV vuole mostrare la realt\u00e0 delle donne e la loro reale lotta. Mostrare la donna indebolita con la possibilit\u00e0 di riacquistare forza e coraggio. Mostrare la donna che studia la storia invece che ascoltare la versione scritta dal potere. Lo staff della \u201cJin TV\u201d \u00e8 composto solo da donne, nessun uomo ne fa parte, con trasmissioni multiculturale, multidirezionale e multilingue (Sorani, kurmanci, Gorani, arabo, turco) . Contro i media internazionali che normalmente rifiutano le diversit\u00e0, questa televisione \u00e8 basata invece sulla pluralit\u00e0. Grazie anche alla rivoluzione in Rojava, si \u00e8 sviluppata una forte cultura delle donne. Loro sanno che niente succede per caso. I cambiamenti richiedono coscienza, conoscenza, decisione, volont\u00e0 e pratica. La cosa pi\u00f9 importante per\u00f2 \u00e8 dare voce a questi movimenti, a queste lotte, per poter arrivare al popolo. La voce deve essere forte e chiara e rispettare la realt\u00e0 per controbattere le falsit\u00e0 prodotte dal nemico che continua a dipingere le molte donne coraggiose del Kurdistan solo come terroriste. Il progetto Jin TV \u00e8 stato fondato il 09\/01\/18, anniversario delle rivoluzionarie Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Saylemez, assassinate a Parigi dai servizi segreti turchi nel 2013.<\/p>\n<p><strong>Nurhak<\/strong> continua il suo racconto elencando i tre fondamentali principi a cui si attengono: ecologia \u2013 libert\u00e0 per le donne \u2013 democrazia. Inoltre, precisa che, per il fatto che il loro lavoro \u00e8 solo agli inizi, sono controllate a vista, e questo impedisce loro di poter raccontare tutto quello che vogliono, come per esempio, la vita delle donne in montagna o in carcere, ma sperano di poterlo fare al pi\u00f9 presto. Quello che temono \u00e8 infatti la possibilit\u00e0 di essere oscurate. Le loro trasmissioni si possono seguire sui canali Youtube.<\/p>\n<p>Incontrare Nurhak e conoscere questa bellissima esperienza, mi ha molto stimolato. E&#8217; un esempio di lavoro da dover copiare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-536\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_32-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_32-300x145.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_32-768x371.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_32-1024x495.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_32-150x72.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_32.jpg 1437w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Situazione curda in Iran<\/strong><\/p>\n<p>Il Kurdistan non \u00e8, da sempre, uno Stato unico. Il popolo curdo, cos\u00ec ci racconta la storia, ha vissuto da sempre su una terra di confine tra l\u2019Impero Romano e l\u2019Impero Persiano. I curdi hanno per secoli governato ampie zone dall\u2019Egitto all\u2019Iran senza per\u00f2 essere autonomi e sovrani. Sono una popolazione molto numerosa con una forte identit\u00e0 e con il desiderio di una propria autonomia territoriale. La prima guerra mondiale port\u00f2 alla rottura degli equilibri in Oriente. Il Trattato di Losanna del 1923 segna il tradimento delle potenze europee nei confronti degli impegni presi con le popolazioni curde e armene. Viene decisa la divisione del Kurdistan ottomano fra tre Stati (Turchia, Siria, Iraq) mentre il Kurdistan orientale era gi\u00e0 incluso nei confini dell\u2019Iran (Rojhilat). I curdi sono cos\u00ec privati, ancora una volta, della loro autonomia in nome di scelte politiche internazionali. I confini si disegnano cos\u00ec con una matita su una carta geografica senza il minimo interesse verso il popolo stesso.<\/p>\n<p>Incontriamo due attiviste dell\u2019Organizzazione <strong>Kejar<\/strong> (Unione delle donne libere del Rojhilat), <strong>Ciwana e Berivan<\/strong>. Due splendide compagne con le quali sono subito entrata in sintonia nonostante la difficolt\u00e0 linguistica. Siamo riuscite a capirci e a creare una profonda atmosfera di amicizia. La loro attivit\u00e0 si svolge sul confine iraniano.<\/p>\n<p>I curdi sotto il dominio di Reza Kkan (1921) furono privati dei diritti nazionali e questo stato di repressione continu\u00f2 fino alla seconda guerra mondiale quando l\u2019Iran fu occupata dai britannici e dai sovietici. Tra i due occupanti, il Kurdistan era diventato una terra di nessuno e nel 1941, quando sal\u00ec al trono il figlio dello Sci\u00e0, Reza Pahlavj, fu proclamata la Repubblica di Mahabad, che dur\u00f2 solo un anno. A Mahabad fu coniata la parola \u201cPeshmerga\u201d, colui che \u00e8 votato alla morte per la vita del Kurdistan. La repubblica di Mahabad ha un\u2019importante valore storico, riconosciuto ancora oggi, in quanto i curdi sono riusciti a realizzare uno Stato di fatto indipendente. Sotto il potere di Reza Pahlavi il Kurdistan \u00e8 militarizzato ed ogni movimento della popolazione \u00e8 sotto controllo. La repressione anticurda non si manifesta solo con il carcere, campi di concentramento ma anche con un\u2019oppressione economica e culturale. Nel 1978 inizia la rivoluzione islamica con grandi sollevazioni popolari guidate dal ayatollah Khomeyni. Il popolo curdo aveva sperato molto in questo cambiamento, sperava di vedere legittimato le sue aspirazioni d\u2019autonomia. Purtroppo questo non \u00e8 avvenuto. Khomeini, infatti, aveva promesso ai curdi, durante il suo esilio a Parigi, autonomia e diritto di vivere in pace e libert\u00e0, invece dopo poco tempo dal suo ritorno in patria, dichiar\u00f2 guerra ai curdi affermando che &#8220;uccidere un Curdo non \u00e8 peccaminoso, perch\u00e9 erano degli infedeli, in quanto tolleranti, e soprattutto non erano fanatici\u201d. Anche durante la presidenza di Khatami i curdi avevano sperato in una soluzione pacifica al loro problema, ma sono sempre state promesse non mantenute.<\/p>\n<p>In Iran, ci dice Ciwana, ci sono sempre stati molti partiti di sinistra sia sotto lo Sci\u00e0 che con Khomeyni, in opposizione al governo. La posizione pi\u00f9 colpita \u00e8 sempre stata quella dei curdi. Non \u00e8 possibile stimare con precisione la composizione della popolazione curda per vari motivi dovuti all\u2019incertezza dei dati censuari, alla mobilit\u00e0 della popolazione e alla sua distribuzione in parte a nordovest e in parte a nordest. Si calcola quindi che circa 4\/5 milioni di curdi siano residenti nelle province occidentali, 2\/3 milioni invece in quelle del Nordest ed 1 milione nella provincia di Teheran. Rappresentano il terzo gruppo etnico del paese dopo i persiani e gli azeri.<\/p>\n<p>I due partiti d\u2019opposizione sono il Partito Democratico del Kurdistan d\u2019Iran (Pdki), fondato del 1945, il pi\u00f9 longevo partito, oggi ancora attivo e l\u2019Organizzazione rivoluzionaria dei lavoratori del Kurdistan (Komala) d\u2019ispirazione maoista. Con la cattura di Ocalan nel 1999, \u00e8 esploso poi il nazionalismo curdo, con una grandissima manifestazione a suo favore. Molti giovani sono entrati nella guerriglia e nel 2004 nasce una nuova formazione di stampo nazionalista denominata \u201cPartito per una vita libera in Kurdistan\u201d (<strong>Pjak<\/strong>), considerato un\u2019organizzazione terroristica da Iran, Stati Uniti e Turchia. Il Pjak rappresenta quindi l\u2019evoluzione dello scontro dei curdi impegnati nella lotta armata contro le autorit\u00e0 dello stato invocando l\u2019indipendenza e l\u2019autodeterminazione del Kurdistan iraniano. Con la nascita di questa organizzazione, i vecchi classici partiti perdono nel popolo potere e speranza. Il Pjak dopo essersi organizzato da solo e radicalizzato tra i civili, ha formato l\u2019ala militare e politica. L\u2019ala politica \u201cKodar\u201d (il Congresso della Societ\u00e0 Libera e Democratica del Kurdistan Orientale) ha sede in Europa e in Iraq ed opera in Iran in modo molto silenzioso. Alla fine del 2017 sono iniziate molte proteste da parte della popolazione in diverse citt\u00e0 per ottenere libert\u00e0 e diritti fondamentali.<\/p>\n<p>L\u2019Iran vuole diventare una forza unica in Medio Oriente e, per questo, il regime cerca di imporre alla societ\u00e0 la propria mentalit\u00e0. La popolazione si trova sotto totale controllo ed i partiti di sinistra, non potendo pi\u00f9 lavorare all\u2019interno del paese, sono costretti a fare opposizione dall&#8217;estero.<\/p>\n<p>La politica iraniana si basa sulla repressione e sulla paura. Il lavoro dell\u2019Organizzazione Kejar, continua Ciwana, \u00e8 contro il sistema, con attivit\u00e0 organizzate militari. Sono guerrieri e come tali operano in clandestinit\u00e0 ovunque c\u2019\u00e8 bisogno. L\u2019Iran \u00e8 il paese con il pi\u00f9 alto numero di esecuzioni pro capite al mondo. Lo stato uccide per traffico di droga, omicidio, rapina, guerra a Dio, atei, stupro, adulterio e naturalmente per reati di natura politica e terrorismo. In realt\u00e0 molte uccisioni per reati comuni nascondono omicidi di oppositori politici o appartenenti a minoranze etniche come curdi, azeri, baluci e ahwazi. Per queste persone i processi sono rapidi e severi e si risolvono con la pena di morte. L\u2019impiccagione \u00e8 il metodo pi\u00f9 usato e si continua ad uccidere anche in pubblico.<\/p>\n<p>In Kurdistan, causa la forte povert\u00e0, per sopravvivere usano il contrabbando, anche se questo porta l\u2019uccisione di 2 o 3 persone quasi ogni giorno. La condizione della donna in questo contesto \u00e8 facile da immaginare: non possono fare niente in piena autonomia, n\u00e9 tanto meno organizzarsi in politica e le pene, in caso di reati, sono molto pi\u00f9 severe rispetto al maschio. Se una donna si rifiuta di sposare un uomo che invece ha deciso di volerla, l\u2019uomo in questione pu\u00f2 usare l\u2019acido nei suoi confronti, per impedirle cos\u00ec di poter scegliere in altro modo. La situazione in Iran per\u00f2 \u00e8 quasi al collasso, la popolazione \u00e8 disperata, quindi potrebbe succedere di tutto. Il Kodar, Kejar e Pjak hanno presentato al governo iraniano progetti per cercare una soluzione democratica a tutti questi problemi, ma il governo non ha accettato e come risposta ha ucciso tre giovani combattenti che si trovavano in carcere.<\/p>\n<p>Il partito Kamala invece ha una sua diversa strategia: aspetta un possibile intervento americano per poi accodarsi e combattere il regime. Il Pjak non \u00e8 d\u2019accordo con questa strategia, rifiuta di chiedere ad altri stati d\u2019intervenire con le armi perch\u00e9 la popolazione si pu\u00f2 organizzare in maniera collettiva per contrastare il regime ed ottenere giustizia. Il movimento Kejar, dal momento che operano fuori dal paese, sono in grado di mettere in rete il loro pensiero, le attivit\u00e0, la politica e la condizione della donna, senza nessun problema. Sperano anche di poter mettere in pratica anche in Iran la proposta che stanno facendo in Europea di una \u201cDemocrazia dei Popoli\u201d, ossia di mettere insieme tutte le forze di sinistra per contrapporsi ai regimi dittatoriali.<\/p>\n<p>Alla fine, <strong>Ciwana e Berivan<\/strong> chiedono a noi cosa possiamo fare. In Italia riusciamo ad avere rapporti con il popolo curdo della Turchia, Iraq e Siria, ma non quello dell\u2019Iran. E\u2019 una situazione molto delicata e complicata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-537\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_33.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_33.jpg 298w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_33-150x76.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/p>\n<p><strong>REPACK \u2013 Centro Curdo per le questioni femminili<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Associazione delle donne Repack \u00e8 stata fondata nel 2014 e si occupa di ricerca dei problemi femminili in tutte le quattro parti del Kurdistan. La base \u00e8 sempre il Confederalismo Democratico. Il loro lavoro \u00e8 trasversale, in quanto danno informazioni sulle necessit\u00e0 delle donne e, nello stesso tempo, offrono a loro stesse supporti logistici e politici, mettendo in rete tutte le donne curde e non, in tutte le quattro le parti del Kurdistan e in Europa.<\/p>\n<p>Durante gli attacchi dello Stato islamico nel Kurdistan meridionale nell\u2019estate del 2014, il loro ufficio era diventato un importante punto di riferimento per giornalisti, attivisti, delegazioni che si recavano in Kurdistan. Inoltre, nell\u2019ambito di varie conferenze ed interviste, hanno reso pubbliche le informazioni sulla situazione delle donne yezide.<\/p>\n<p>Il sistema patriarcale in Medio Oriente purtroppo non \u00e8 diminuito, esiste come esiste anche nel resto del mondo, unica differenza che in Europa non \u00e8 evidente, \u00e8 nascosto dentro le mura domestiche. In M.O. la lotta contro questo sistema acquisisce energia e forza dalla situazione della donna nell\u2019antichit\u00e0, quando era lei al centro della societ\u00e0. Con il Confederalismo Democratico il ruolo della donna \u00e8 visibile. Si deve partire da un lavoro collettivo.<\/p>\n<p>Il percorso da fare richiede molto tempo ma solo attraverso questo sistema il ruolo del maschio pu\u00f2 perdere potere. Le donne del Repack che incontriamo si dicono felici nel sapere che dietro di loro esiste un esercito di sole donne. (<strong>YPJ, Kongra Star ecc.<\/strong>) Nella realt\u00e0 dei fatti, la loro lotta per una rivendicazione di parit\u00e0 \u00e8 rivolta anche all\u2019interno della loro comunit\u00e0 e non solo contro una mentalit\u00e0 di stato. La donna pu\u00f2 anche fare politica, ricoprire ruoli importanti, ma la vita quotidiana \u00e8 un\u2019altra cosa. In questa regione ha sempre comandato il maschio e cambiare i ruoli non \u00e8 certamente facile. Da considerare poi che durante le guerre, sono le donne che subiscono di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Poco dopo il referendum per l\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno proclamato da Barzani nel settembre 2017, l\u2019Iran chiude le frontiere ed invia truppe al confine, la Turchia sospende i collegamenti aerei, il governo iracheno intensifica i controlli delle frontiere ed invia truppe verso Kirkuk. In questo contesto, l\u2019esercito centrale iracheno con l\u2019aiuto delle milizie sciite iraniane di Hashd al-Shaabi hanno attaccato e occupato diverse citt\u00e0 a sud di Kirkuk e a Tuz Khurmatu. Le milizie iraniane entrate poi a Tuz Khurmatu hanno violentato 200 donne. Molte di queste donne sono state poi uccise o dagli stessi violentatori o dai propri familiari per la vergogna subita.<\/p>\n<p>Il Repack \u00e8 formato da molte persone che sono radicate in ogni settore della societ\u00e0. In questo modo possono fornire prima di tutto informazioni utili da poter analizzare per risolvere quei problemi per loro importanti. Insegnano a tutte le donne senza distinzione di etnie. Per le violenze domestiche a Sulaymaniyah non possono muoversi apertamente, devono intervenire praticamente di nascosto, \u00e8 difficile ma cercano di non lasciarle da sole. In Turchia invece la guerra contro le donne non \u00e8 apertamente visibile, viene esercitata attraverso leggi stabilite da Erdogan, come per esempio la possibilit\u00e0 di sposarsi a solo 12\/13 anni.<\/p>\n<p>La situazione della donna che vive nei villaggi \u00e8 migliore rispetto a quella che vive in una grande citt\u00e0, perch\u00e9 nei piccoli centri esiste ancora un sentimento di umanit\u00e0 che unisce le persone. Le donne del Repack hanno contatti con le donne in Rojava e con le yezide, nessuno invece con quelle della zona di Barzani. A Kobane \u00e8 stato ultimato il progetto \u201cLa Casa delle donne\u201d, dove vengono accolte anche donne che sono state allontanate dalla propria famiglia. La Casa svolger\u00e0 la funzione di Accademia delle donne, luogo di formazione, di studio, di prevenzione e attivit\u00e0 lavorative che possano creare reddito alle donne stesse. La cosa importante \u00e8 che le donne escano di casa, che possano raggiungere una propria autonomia, conoscere i propri diritti e che imparino a rapportarsi con il maschio senza sentirsi inferiori.<\/p>\n<p>Le donne curde possono essere un esempio per tutte noi, specialmente oggi in cui i nostri diritti sono sotto attacco attraverso nuove normative o tentativi di annullare e cambiare quelli in essere, ottenuti con determinazione e lotte negli anni passati. Lo strumento migliore resta comunque l\u2019unione e la formazione culturale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-538\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_34-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_34-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_34-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_34-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_34-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_34.jpg 1438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>LE MILIZIE KURDE E IL CONTROLLO DEL TERRITORIO<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019anima principale di tutto il <strong>Kurdistan<\/strong> risiede nei guerriglieri. Riusciamo ad incontrarli in varie circostanze. Il problema principale rimane sempre quello di come affrontare la necessit\u00e0 di curare i feriti dei combattimenti contro l\u2019Isis e sulle montagne di Qandil nelle offensive con l\u2019esercito turco. In Rojiava non ci sono medici. C\u2019\u00e8 quindi il bisogno di trovare luoghi sicuri dove poter fare fisioterapia, riabilitazione e convalescenza. La prima cosa che ci chiedono riguarda il valore della rivoluzione e l\u2019unione dei popoli in lotta. L\u2019Italia ha vissuto l\u2019occupazione e la resistenza, perch\u00e9 quindi rimane in silenzio nei confronti dei diritti del popolo curdo? Noi sentiamo la responsabilit\u00e0 di questa indifferenza, ma purtroppo il nostro governo ha fatto scelte diverse dalle nostre e l\u2019informazione ufficiale omette la realt\u00e0 dei fatti. Per questo il nostro obiettivo \u00e8 informare, raccontare, documentare quello che succede in questi luoghi. Rompere il silenzio che avvolge la storia di questo paese.<\/p>\n<p>I combattenti sono giovani, sicuri, non temono la morte perch\u00e9 la loro forza viene dall\u2019ideologia. Gli d\u00e0 la forza di combattere per ottenere una vita dignitosa e libera da ogni schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>Lasciare la famiglia \u00e8 una scelta importate. Significa decidere di mettere la propria vita al servizio della causa, vivere nella speranza di una futura vittoria per il proprio popolo.<\/p>\n<p>Un combattente sottolinea che le rivoluzioni nel mondo sono sempre state capeggiate dagli uomini, mentre quella professata del loro leader Ocalan, \u00e8 diversa. E\u2019 una rivoluzione per tutti quelli che soffrono, con al centro la lotta della donna per la sua emancipazione.<\/p>\n<p>Il discorso con i guerriglieri scivola naturalmente su quello che rappresenta il <strong>Rojava e Cizre<\/strong>. L\u2019autogoverno del Rojava mette in pratica la politica elaborata dal PKK: il Confederalismo Democratico. Questo \u00e8 il risultato di un lungo percorso di analisi avviato principalmente dal suo presidente Ocalan. Una profonda critica al capitalismo e non pi\u00f9 l\u2019idea di uno Stato-nazione ma la costruzione di una societ\u00e0 dal basso che metta al centro le persone e le comunit\u00e0. Costruendo reti federative di assemblee territoriali, di villaggi, di quartieri ed eliminando il potere statale.<\/p>\n<p>In Rojava gi\u00e0 prima del 2011 esistevano nuclei di autodifesa militare (YPG e YPJ) e organizzazioni politiche\/militari che, grazie alla loro preparazione, hanno dato la possibilit\u00e0 alla popolazione di reagire e sopravvivere quando \u00e8 iniziata la guerra in Siria. Grazie a questo, la zona del Rojava \u00e8 cos\u00ec diventata una zona pi\u00f9 stabile e vivibile, meta quindi dei profughi che scappavano dal resto del territorio.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo dichiarato dalle milizie popolari \u00e8 l\u2019autogoverno della regione e la sua difesa. Un ruolo difensivo perch\u00e9 il Rojava non ha \u201cprotettori\u201d su cui contare, anzi rappresenta la diversit\u00e0 al modello di gestione del Medio Oriente fondato sulle rivalit\u00e0 e le varie confessioni. Le unit\u00e0 di difesa del popolo e del territorio, YPG e YPJ, nonostante il loro ruolo, sono considerate dalla Turchia come un \u201cgruppo terrorista\u201d. La risposta di questa posizione la si trova nei disegni politici di Erdogan.<\/p>\n<p><strong>Rojava: territorio di una nazione contesa<\/strong><\/p>\n<p>Il Rojava \u00e8 diviso in tre cantoni: Cizire, Kobane e Afrin, ciascuna con una propria autonomia amministrativa e costituzionale.<\/p>\n<p><strong>Afrin<\/strong> \u00e8 una citt\u00e0 siriana che fa parte dell\u2019omonimo distretto sotto il Governatorato di Aleppo. Prima dell\u2019inizio della guerra civile in Siria (15\/03\/2011) ad Afrin vivevano circa 40.000 persone in prevalenza curdi. Nel 2012 l\u2019esercito di Bassar al-Asad si ritira da tutto il Rojava e si formano cos\u00ec consigli comunali confederati guidati dal PYD, Partito di Unione Democratica a maggioranza curda, ma anche con appartenenza di altre etnie. In tutti i distretti viene adottato il Confederalismo Democratico. Successivamente Afrin, considerata ancora una zona sicura, ospita alcune centinaia di migliaia di profughi provenienti da Aleppo e da altre zone della Siria in fuga dalla guerra.<\/p>\n<p>Il 20 gennaio 2018 inizia con un bombardamento, l\u2019operazione \u201cRamoscello d\u2019Ulivo\u201d delle forze armate turche. Obiettivo dell\u2019offensiva \u00e8 distruggere il PYD e la sua ala armata YPG. Erdogan parla di \u201celiminazione del terrore\u201d ma, in realt\u00e0, vuole solo eliminare la nazione ed il popolo curdo. Ankara vuole infatti creare una zona cuscinetto tra la Siria e la Turchia libera dai \u201cterroristi\u201d legati al PKK, spezzando cos\u00ec la continuit\u00e0 territoriale curda lungo i propri confini meridionali. L\u2019aviazione turca devasta il cantone curdo anche con l\u2019aiuto delle milizie dell\u2019Esercito libero siriano che saccheggiano villaggi e uccidono migliaia di miliziani curdi. L\u2019offensiva dura 60 giorni: dal 20 gennaio al 22 marzo 2018, conclusa con la resa di Afrin, caduta per l\u2019uso di jet ultra moderni dell\u2019aviazione turca. Il tutto nella neutralit\u00e0 e nel silenzio del governo di Damasco, della Russia e di Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Zerocalcare<\/strong> il 20 marzo \u201818, in un\u2019intervista rilasciata al quotidiano \u201cRepubblica\u201d, afferma che: <em>\u201cAfrin cade per mano della Turchia. Sotto gli occhi di tutti. E nessuno fa niente. Ci stiamo assuefacendo all\u2019orrore\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Da quel giorno, l\u2019autonomia del cantone \u00e8 finita. Afrin si trova ora sotto controllo dell\u2019Esercito libero siriano ma i responsabili militari e politici delle forze curde continuano la loro lotta di resistenza in clandestinit\u00e0.<\/p>\n<p>60 giorni di scontri hanno provocato quasi 1000 vittime tra la popolazione civile. Chi \u00e8 sopravvissuto \u00e8 stato allontanato a forza fuori da Afrin e da tutte le altre province curde perch\u00e9 definite dai turchi non sicure. Le stesse zone che poi sono state ripopolate con civili e gruppi ribelli amici di Ankara. Purtroppo il piano di Erdogan ha funzionato: fuori i curdi fuori e le citt\u00e0 svuotate dai suoi oppositori. Ma fino a quando?<\/p>\n<p>La citt\u00e0 di <strong>Cizre<\/strong>, sulla linea di confine con l\u2019Iraq e Siria, \u00e8 ricordata per il massacro ed il crimine contro l\u2019umanit\u00e0 che ha subito dal 14 dicembre 2015 al 11 febbraio 2016 (data ufficiale della fine delle operazioni). Una citt\u00e0 sotto coprifuoco ininterrotto per 79 giorni, con 3mila palazzi bombardati dall\u2019artiglieria turca: quasi 500 morti, colpiti da cecchini o lasciati morire sulle strade, migliaia di sfollati e centinaia di arresti. Un massacro che, per la sua brutalit\u00e0 e atrocit\u00e0, ricorda Sabra e Chatila in Libano nel 1982. Persone (178 civili) rifugiate negli scantinati di alcuni edifici, assediate e bruciate vive dalle truppe turche, senza neppure dare la possibilit\u00e0 ai soccorsi di portare fuori i corpi. L\u2019Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite defin\u00ec le atrocit\u00e0 nel distretto \u201cuna scena apocalittica\u201d. Anche molte organizzazioni per i diritti umani hanno sottolineato che questi attacchi contro i civili costituiscono crimini di guerra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-539\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_35-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_35-300x216.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_35-768x553.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_35-1024x737.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_35-150x108.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_35.jpg 1437w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Il calore e l\u2019affetto dei combattenti curdi<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019incontro con altri guerriglieri e guerrigliere, scesi dalle loro postazioni per incontrarci, \u00e8 stato molto intenso. Davanti a me persone sicure della loro scelta; persone che credono nell\u2019uomo come figura centrale di tutto il sistema. Ricordano la filosofia di vita del loro presidente Ocalan: \u201cCombattere per tutta l\u2019umanit\u00e0 senza nessuna distinzione di etnie, siamo tutti uomini\u201d. Fare una rivoluzione significa prima di tutto impegnarsi, studiare, lavorare su tanti fronti e la cultura \u00e8 la parte pi\u00f9 importante. L\u2019identit\u00e0 umana \u00e8 stata modificata nel corso degli anni ed oggi la si deve recuperare. Il loro obiettivo \u00e8 quello di essere al servizio del popolo. Non \u00e8 importante sapere da dove vengono, la loro storia, importante \u00e8 essere dove c\u2019\u00e8 bisogno di loro. Combattono con le armi, ma anche con le idee e con il pensiero, contro il sistema capitalista. Il mondo \u00e8 sporco ma bisogna andare avanti e l\u2019unione delle persone e dei popoli, \u00e8 il segreto per riuscire a combattere il male. Anche se purtroppo non basta!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-540\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_36-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_36-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_36-768x508.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_36-1024x678.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_36-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_36.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Combattenti Italiani<\/strong><\/p>\n<p>Dalla Siria, oggi 18 marzo \u00e8 arrivata la terribile notizia della morte del volontario italiano <strong>Lorenzo Orsetti<\/strong>. E\u2019 rimasto ucciso in un\u2019imboscata con il suo battaglione dalle milizie dell\u2019Isis a Baghuz, ultima roccaforte jihadista nella parte orientale della Siria nella provincia di Deir Ezzor. La notizia mi ha colta proprio nel momento in cui scrivevo del mio incontro con i guerriglieri. Una coincidenza da lasciare attoniti.<\/p>\n<p>Le parole di Lorenzo, detto Orso, dal nome di battaglia di Tekoser (lottatore) pubblicate subito dopo la sua morte dai compagni delle Unit\u00e0 di difesa curde Ypg, sono le stesse parole pronunciate dai guerriglieri incontrati. <em>\u201cSono morto facendo quello che ritenevo pi\u00f9 giusto, difendendo i pi\u00f9 deboli e la libert\u00e0 e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libert\u00e0\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>La scelta di partire per andare a combattere, in questo caso specifico, a fianco del popolo curdo, \u00e8 una scelta ponderata, non \u00e8 il frutto di un colpo di testa improvviso per sentirsi importanti e indispensabili. Una scelta di speranza per una vita dignitosa e libera per tutti, dopo aver vissuto una serie di esperienze sul campo, compreso addestramenti fisici e culturali, consapevoli di mettere a rischio la propria vita. Non tutti per\u00f2 comprendono il \u201csacrificio\u201d di Lorenzo e di tanti altri come lui. La notizia \u00e8 certamente apparsa su tutti i canali televisivi e sul web, si \u00e8 parlato della lotta dei curdi contro l\u2019Isis, ma quanti hanno capito la scelta fatta da Lorenzo? La maggior parte delle persone si sono dispiaciute per la sua morte, ma hanno anche pensato: \u201c&#8230;ma perch\u00e9 \u00e8 andato proprio l\u00ec dove c\u2019\u00e8 la guerra? Non poteva rimanere a casa tranquillo? Evidentemente in Italia non aveva niente e nessuno!\u201d<\/p>\n<p>Chi non fa militanza e non \u00e8 mai andato a vedere in prima persona ci\u00f2 che succede nel mondo, come chi rimane chiuso in se stesso e non riesce ad avere una visione pi\u00f9 ampia, non pu\u00f2 comprendere che le guerre apparentemente lontane da noi sono anche nostre.<\/p>\n<p>L\u2019elenco delle persone rimaste uccise \u00e8 lungo e vario (Lorenzo, Giovanni Asperti, Vittorio Arrigoni, Rachel Corrie ecc.) ma non \u00e8 sufficiente per prendere piena coscienza delle motivazioni delle loro scelte. Tutti loro hanno messo la propria vita al servizio dell\u2019umanit\u00e0. Il loro sacrificio \u00e8 uguale a quello che ha spinto molte migliaia di persone (si stimano 40.000) di tutto il mondo, (55 nazioni diverse) negli anni dal \u201836 al \u201839, a raggiungere la Spagna per dare il loro contributo nella guerra civile che si stava combattendo. Una guerra contro una dittatura e il fascismo che avanzava. E oggi forse la storia si ripete.<\/p>\n<p><strong>Ma il sistema politico e giudiziario in Italia come tratta questi miliziani ?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 ormai evidente. Se da una parte, lo Stato islamico viene definito il male assoluto ed i suoi miliziani assassini da sconfiggere, dall\u2019altra alcuni tribunali italiani sono pronti a richiedere la sorveglianza speciale per quelli che sono tornati dopo averlo combattuto. La motivazione \u00e8 che sono diventati pericolosi per la societ\u00e0 in quanto sono in grado di saper sparare ed hanno maturato idee politiche ritenute pericolose. In pratica, puoi andare a combattere ma per ricevere una preghiera, un riconoscimento, un ringraziamento devi morire, perch\u00e9 se invece torni a casa sano sarai ritenuto troppo \u201cpericoloso\u201d per questa nostra Italia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-541\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_37-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_37-300x201.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_37-768x514.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_37-1024x685.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_37-150x100.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_37.jpg 1439w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Dalla Prigione Rossa di Saddam Hussein ad un Movimento di speranza<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Prigione Rossa di Saddam Hussein<\/strong><\/p>\n<p>La storia va raccontata, ricordata, specialmente quando si commettono crudelt\u00e0 e ingiustizie. Ogni luogo nel mondo, purtroppo, ha qualcosa da dover rievocare affinch\u00e9 non succeda di nuovo.<\/p>\n<p>A <strong>Suleymaniyah<\/strong>, per esempio, in un bella zona, si trova l\u2019ex quartiere generale della divisione settentrionale del Mukhabarat (servizi segreti) di Saddam Hussein. Un edificio o meglio l\u2019<strong>Amna Suraka<\/strong> o \u201cPrigione Rossa\u201d, dove venivano interrogati, torturati ed uccisi dissidenti, studenti e curdi iracheni.<\/p>\n<p>I primi prigionieri politici entrarono in carcere nel 1986 e, tra aprile e settembre 1988, lo stato iracheno, avvi\u00f2 la campagna Al-Anfal \u201cBottino di guerra\u201d (nome dell\u2019ottava sura del Corano) contro i curdi iracheni, utilizzando bombardamenti, deportazioni di massa, offensive al suolo, distruzione di insediamenti, guerra chimica, tortura e carcere, nel tentativo di distruggerli in modo definitivo. Gli attacchi di gas chimici, sotto la direzione di Saddam Hussein, furono opera di Ali Hassan al-Majid. Chiamato \u201cAli il chimico\u201d, nel 2010 fu processato per crimini di guerra contro l\u2019umanit\u00e0, genocidio e giustiziato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-542\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_38-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_38-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_38-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_38-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_38.jpg 957w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nel 1991, mentre Saddam era impegnato nella Guerra del Golfo, l\u2019esercito curdo raggiunse ed occup\u00f2 Suleymaniyah. Il 9 marzo 1991, grazie all\u2019intervento dei Peshmerga, dopo una settimana di combattimenti, i curdi riuscirono ad entrare nella prigione ed uccisero gli ultimi 800 soldati iracheni rifugiati all\u2019interno. La prigione fu cos\u00ec liberata.<\/p>\n<p>Oggi la prigione di <strong>Amna Suraka<\/strong> \u00e8 un museo nazionale dei crimini di guerra. L\u2019edificio \u00e8 stato lasciato praticamente come al momento della sua liberazione. La struttura esterna porta cos\u00ec i segni della guerra che ricordano quanti persero la vita all\u2019interno di quelle mura.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-543\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_39-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_39-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_39-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_39-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_39.jpg 957w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il complesso \u00e8 costituito da tre edifici principali. Il primo era utilizzato per l\u2019amministrazione, oggi \u00e8 un museo della cultura curda. Il secondo era la prigione e il terzo il luogo delle torture. Nel cortile sostano inermi i carri armati e l\u2019artiglieria dell\u2019esercito iracheno. L\u2019edificio centrale, dove una volta era la sede e la mensa dei membri del partito Ba\u2019ath, si apre con la <strong>Sala degli Specchi<\/strong> (Hall of Mirrors). Questo spazio, un corridoio ad L, \u00e8 formato da 182.000 frammenti di specchi che rappresentano il numero delle persone uccise durante l\u2019operazione Al-Anfal ed \u00e8 interamente coperto da 4.500 lampadine, una per ogni villaggio distrutto. Lasciata la sala degli specchi ci si addentra in stretti corridoi dove sono collocate le celle della prigione. Dalla luce passiamo al buio, l\u2019atmosfera \u00e8 cambiata, un silenzio cupo ci porta indietro nel tempo, l\u00e0 dove l\u2019uomo ha smesso di essere tale. Attraversiamo celle multiple che assomigliano di pi\u00f9 a gabbie per animali con i pavimenti pieni di coperte sporche e servizi igenici fatiscenti. Altre piccole celle portano ancora sulle pareti alcune immagini e parole in arabo o curdo, lasciate da alcuni prigionieri come testimonianza della propria storia. Della propria sofferenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-544\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_40-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_40-300x200.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_40-768x511.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_40-150x100.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_40.jpg 984w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Un\u2019artista locale ha creato cinque statue a grandezza naturale che riproducono la vita dei prigionieri: sagome umane ammanettate a tubi di scarico lungo le pareti, picchiate con bastoni sulle piante dei piedi; altre appese con un gancio al soffitto, le mani legate ad elettrodi collegati alla testa e pesi da 20\/30 chili attaccati all\u2019inguine. Presenti anche figure di donne con bambini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-545\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_41-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_41-300x199.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_41-768x509.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_41-150x99.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_41.jpg 959w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Lasciate le camere di tortura si arriva all\u2019esterno nel cortile tra carri armati, camion e varia artiglieria, dove sul fondo su un muro piastrellato di nero appare un monumento con diverse figure bianche strette fra di loro su un cumulo di sporcizia. Si tratta di un\u2019opera dedicata agli studenti condotti alla parete e giustiziati nel periodo dal 1979, anno di apertura di Amna Suraka.<\/p>\n<p>Come ultima tappa \u00e8 d\u2019obbligo rendere omaggio al ricordo delle migliaia di caduti durante la guerra di Saddam Hussein contro i curdi. Per questo \u00e8 stata installata una mostra permanente, l\u2019<strong>Al-Anfal Memorial<\/strong>, che prende il nome da un capitolo del Corano in cui si commemora una battaglia del sesto secolo tra musulmani e curdi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-546\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_42-300x110.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"110\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_42-300x110.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_42-768x281.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_42-1024x374.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_42-150x55.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_42.jpg 1441w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Il Movimento per la societ\u00e0 libera del Kurdistan (Tevgera Azad\u00ec)<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 un movimento costituito il 17 ottobre 2014 senza nessuna distinzione di religione, etnia e colore. L\u2019intento era quello di cambiare il vecchio sistema che ha causato il crollo di tutti i valori civili per costruire un nuovo modello alternativo democratico. In realt\u00e0 sulla scena politica sono attivi dal 1992 con sigle diverse. Per accedere alle elezioni parlamentari del 12 maggio 2018 si sono uniti al Movimento New Generation riuscendo ad ottenere un seggio. Molti attivisti di questo movimento sono stati uccisi o sono in carcere per la loro politica di opposizione ai partiti di governo. Sono molto attenti ai diritti delle donne e denunciano il fatto che il governo regionale su questo tema non attua nessun cambiamento rispetto al passato. Per esempio, su 17 ministri uno solo \u00e8 donna.<\/p>\n<p>Le donne sono presenti nei partiti o movimenti solo fisicamente ma non hanno la possibilit\u00e0 di incidere nelle decisioni. Il loro partito invece ha il maggior numero di donne in ruoli amministrativi.<\/p>\n<p>Il <strong>Tevgera Azadi<\/strong> non opera come un classico partito. Alla base di tutto c\u2019\u00e8 la formazione, lo studio. Tutto parte dal basso, dalle richieste del popolo e dalle sue necessit\u00e0. Sono contrari alle tessere di partito perch\u00e9 il numero degli iscritti serve solo a ricevere finanziamenti dallo Stato. In ogni quartiere delle citt\u00e0 dove operano ci sono sette\/otto operatori disponibili per i bisogni dei cittadini. A differenza di tutte le altre organizzazioni, la loro idea di societ\u00e0 non \u00e8 solo a livello regionale ma vuole essere anche internazionale.<\/p>\n<p>In merito al Referendum sull\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno del 25 settembre 2017 sostenuto da alcuni dei partiti curdi locali e dal presidente Masoud Barzani, il Tevgera Azadi, dal momento che non \u00e8 un partito nazionalista, si \u00e8 subito dichiarato contrario ed ha cercato di boicottare tale iniziativa.<\/p>\n<p><strong>20\/01\/2018 Suleymaniya Primo congresso di Tevgera Azad\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>Dopo anni di lavoro il Tevgera Azad\u00ec si \u00e8 presentato in modo ufficiale. Centinaia di cittadini di varie zone dell\u2019Iraq, del Kurdistan meridionale e 700 delegati hanno partecipato a questo suo primo congresso. Un congresso che ha visto una grande presenza di donne e giovani. Va sottolineato per\u00f2 che non si tratta solo di una presenza fisica, ma di un vero coinvolgimento dentro i meccanismi amministrativi e decisionali. Per queste donne e giovani impegnati nell\u2019affrontare grandi problemi nel Kurdistan meridionale, questo partito rappresenta un\u2019alternativa, una speranza per la ricerca di una vera soluzione. Il merito di tutto ci\u00f2 \u00e8 dovuto al programma di Tevgera Azad\u00ec, diverso da quello proposto dai partiti di governo degli ultimi vent\u2019anni.<\/p>\n<p><strong>Stop a Tevgera Azadi<\/strong><\/p>\n<p>Tutto cambia il 28 novembre 2018 quando il Governo regionale del Kurdistan del sud ordina la chiusura degli uffici del partito Tevgera Azad\u00ec. Chiusi gli uffici a Koye, Kelar, Raperin, Kifri, Ranya,Keladiz e Suleymaniya. Le forze del PUK (Unione Patriottica del Kurdistan) a guida del clan Talabani, ha dato a Tevgera Azadi di Suleymaniya 24 ore di tempo per evacuare gli edifici. A tempo scaduto, le forze di sicurezza locali (Asayish) hanno abbassato la bandiera del partito, tolto le varie segnaletiche e chiuso le porte dell\u2019ufficio. Motivazione: il Tevgera Azadi \u00e8 un partito illegale sprovvisto del permesso operativo dal Ministero degli Interni.<\/p>\n<p>La circolare, firmata dal vice primo ministro Kubad Talabani, dichiara di aver deciso di interrompere le attivit\u00e0 di tutti i partiti politici non autorizzati dal Ministero degli Affari interni del KRG (Governo regionale del Kurdistan iracheno) e di chiudere i loro edifici. Tevgera Azad\u00ec non accetta questa imposizione perch\u00e9 si definiscono un partito in regola che ha seguito tutte le procedure legali richieste, partecipando anche alle elezioni parlamentari del 12 maggio scorso. E\u2019 evidente che si tratta di una chiusura politica. La Turchia, per questo, ha esercitato una forte pressione sul PUK offrendo loro varie opportunit\u00e0. Per dividerli dalle unit\u00e0 curde, ha offerto per esempio, l\u2019apertura di un aeroporto a Suleymaniya, incentivi finanziari e la creazione di un ufficio di rappresentanza ad Ankara. Lo stato turco \u00e8 stato, infatti, il primo a celebrare questa notizia, dichiarando il Tevgera Azadi \u201cterrorista\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo della Turchia e la dichiarazione di Tevgera Azad\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019affermazione del console turco mostra che la decisione della chiusura degli uffici serve solo alle forze d\u2019occupazione in Kurdistan e che questa decisione \u00e8 illegale.<\/p>\n<p><em>\u201cLa Turchia vuole agire come governatrice del Kurdistan e e dominare la regione. Per questo tutti dovrebbero prendere posizione e non accettarlo. Dobbiamo chiedere all\u2019Iraq e al governo regionale curdo, se un rappresentante turco considera suo diritto andare oltre i suoi limiti fino a questo punto, dove sta allora il potere in Iraq e nella regione Kurdistan? A questo sconfinamento da parte della Turchia bisogna reagire e anche se il governo regionale lo accetta per il proprio vantaggio, la popolazione non lo deve tollerare\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Ora pi\u00f9 che mai il popolo curdo ha bisogno di unit\u00e0 e democrazia. E\u2019 quindi inaccettabile che un movimento che ha rilevanza tra i curdi si rivolge contro un\u2019altra organizzazione curda in modo antidemocratico chiudendo i suoi uffici. Chiedere quindi al Puk di rivedere la sua decisione \u00e8 un atto doveroso. Sar\u00e0 un vantaggio per tutto il popolo curdo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-547\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_43-300x136.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"136\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_43-300x136.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_43-768x347.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_43-1024x463.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_43-150x68.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_43.jpg 1494w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>SIRIA E ROJAVA<\/strong><\/p>\n<p><strong> Incontro con il giornalista curdo SAID EVRAN<\/strong><\/p>\n<p>A Suleymaniya incontriamo il giornalista curdo originario di Amed, <strong>Said Evran<\/strong> che ci parla della situazione in Siria e in Medio Oriente. La conversazione comincia dalla situazione in cui si trova Idlib. Idlib non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione siriana ma \u00e8 internazionale. Il futuro dei rapporti fra le potenze coinvolte nel conflitto siriano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-548\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_44-287x300.jpg\" alt=\"\" width=\"287\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_44-287x300.jpg 287w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_44-768x803.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_44-144x150.jpg 144w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_44.jpg 912w\" sizes=\"auto, (max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/><\/p>\n<p>Idlib \u00e8 il capoluogo di una provincia che confina con Aleppo, Latakia, Hama e con la Turchia. Si trova tra la la metropoli pi\u00f9 importante della Siria ed il confine turco. Le prime rivolte in Siria si sviluppano a sud della provincia di Daraa, ma i primi episodi di aggressione nel giugno 2011 si verificano a Jisr ash-Shugur, una cittadina della provincia di Idlib, dove un gruppo di manifestanti attacca alcune caserme. Damasco risponde inviando l\u2019esercito per cercare di riportare l\u2019ordine. Le proteste si trasformano quindi in una guerra per il controllo del territorio.<\/p>\n<p>Alcuni analisti sostengono che questo primo atto di guerra avrebbe causato la nascita dell\u2019Esercito siriano libero, dove i vari gruppi armati anti Assad hanno trovato le proprie roccaforti. E\u2019 infatti questa provincia che ha assicurato a queste diverse sigle il rifornimento di armi e uomini dalla Turchia. E\u2019 da qui che \u00e8 partito l\u2019assalto ad Aleppo ed \u00e8 sempre da qui che i terroristi si sono organizzati per riuscire a togliere sempre pi\u00f9 terreno all\u2019esercito siriano. La citt\u00e0 di Idlib si trova sotto occupazione dei ribelli dal gennaio 2015.<\/p>\n<p>La guerra in Siria \u00e8 stata teatro di diversi e numerosi vertici nel tentativo di raggiungere soluzioni di pace o almeno di una tregua al conflitto. Ci sono stati sia sforzi diplomatici promossi dalle Nazioni Unite e parecchi incontri avviati da Russia, Iran e Turchia ad Astana, capitale del Kazakistan. In uno di questi incontri, a maggio 2017, \u00e8 stata designata Idlib come una \u201czone di deescalation\u201d, che prevede il cessate il fuoco, il divieto di sorvolo dell\u2019aerea, il rifornimento immediato di aiuti umanitari e il ritorno dei rifugiati, sotto la supervisione di Russia e Turchia. Idlib \u00e8 cos\u00ec diventata l\u2019ultima roccaforte del terrorismo islamico e la discarica dei jihadisti sconfitti. Attraverso la creazione di questa zona, l\u2019esercito turco ha potuto mettere posti di osservazione in tutta la regione della Siria nord-occidentale, trasformando Idlib nel nuovo fronte di guerra.<\/p>\n<p>L\u2019accordo tra Siria e Turchia che prevede la collocazione di tutti i ribelli a nord in questa zona, ha significato essenzialmente il rimandare il problema a dopo la riconquista della Siria da parte di Damasco, fino al confine con Israele e Giordania. Un problema che si potr\u00e0 risolvere con l\u2019ultima battaglia.<\/p>\n<p><strong>Said Evran<\/strong> \u2013 prosegue nella sua esposizione \u2013 definendo la presenza di Russia, Stati Uniti e Turchia sul suolo siriano, solo per interesse personale.<\/p>\n<p>Il coinvolgimento della Russia inizia il 30 settembre 2015 con un bombardamento sulle postazioni jihadiste tra Homs e Hama. La Russia interviene in aiuto al regime di Assad che si trova in difficolt\u00e0 avendo perso il controllo della maggior parte del paese, per salvare la sua ultima base in Medio Oriente e perch\u00e9 teme anche che un possibile trionfo dello Stato islamico in Siria possa avere delle ripercussioni nel Caucaso russo. Nonostante la sconfitta del califfato, la Russia rimane ancora sul suolo siriano, probabilmente con altre intenzioni dettate dai nuovi scenari post Califfato. Il suo impegno \u00e8 molto rilevante sia a livello militare che politico. Ha annunciato che non c\u2019\u00e8 una data per il ritiro delle truppe: rimarranno in Siria finch\u00e9 sar\u00e0 necessario.<\/p>\n<p>Said Evran sostiene che la guerra in Siria ha confermato la centralit\u00e0 politica della Russia nel Mediterraneo orientale e questo pu\u00f2 diventare un problema per la Nato. Per questo l\u2019obiettivo dell\u2019Alleanza Atlantica \u00e8 rivolto a indebolire e isolare Mosca da alcuni dei suoi pi\u00f9 importanti partner strategici. Nonostante le dichiarazioni di un disimpegno americano, nel mirino Usa, la Siria e il Medio Oriente restano ben presenti.<\/p>\n<p>Oltre ad una partita strategica, importante per tutti, c\u2019\u00e8 anche quella economica legata al gasdotto e petrolio. L\u2019interesse di Bashar al Assad, dopo aver liberato le ultime zone intorno a Damasco dalla presenza dei ribelli, \u00e8 rivolto ad est ai campi petroliferi di Deir ez Zhor, per cercare di ricostruire il suo paese dai danni della guerra.<\/p>\n<p>La conversazione con Said si fa ben presto abbastanza complessa ma succede sempre quando si parla di Medio Oriente. Diventa difficile destreggiarsi tra emergenze umanitarie e lotte per le risorse naturali presenti sul territorio.<\/p>\n<p>Da anni, infatti, tra Assad e l\u2019Occidente sono in corso trattative per un gasdotto che dovrebbe collegare il Qatar alla Turchia. Trattativa ferma per il rifiuto da parte della Siria di farlo passare sul suo territorio. Allora verrebbe da chiedersi: tutto questo ha una valenza sui motivi che hanno scatenato la guerra? La si pu\u00f2 anche chiamare forse \u201cuna guerra per l\u2019energia\u201d? Da qualche anno infatti \u00e8 iniziata una nuova corsa al gas naturale da portare in Europa. Il problema \u00e8 come portarlo, attraverso quali vie e con chi.<\/p>\n<p><strong>Il gas della Russia, i progetti di gasdotto asiatico e il TAP per l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Europa per le forniture del gas \u00e8 sempre stata dipendente dalla Russia ma, oggi, a causa dell\u2019embargo loro imposto causato dalla recente crisi con l\u2019Ucraina, ha bisogno di altri canali di approvvigionamento.<\/p>\n<p>Il primo progetto doveva portare il gas in Europa, dall\u2019Azerbaigian fino all\u2019Austria. L\u2019Unione Europea per\u00f2 nel 2013 ha scelto di evitare il passaggio del condotto dai Balcani e di andare verso l\u2019Italia attraverso il Mar Ionio e l\u2019Adriatico. Questo progetto di gasdotto, noto all\u2019Italia come \u201cTap\u201d fa parte del grande progetto chiamato Corridoio Sud del Gas.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-549\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_45-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_45-300x177.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_45-768x453.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_45-150x88.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_45.jpg 899w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il <strong>Tap<\/strong> ha una lunghezza pari a 878 chilometri (550km in Grecia, 215 in Albania, 105 nell\u2019Adriatico e 8 in Italia). Il tratto italiano dovrebbe avere una portata di 10 miliardi di metri cubi di gas all\u2019anno, con la possibilit\u00e0 di arrivare in un futuro fino a 20. Il Tap, nonostante sia contestato dalla popolazione e governi locali preoccupati per l\u2019impatto ambientale ed economia locale, \u00e8 ritenuto un importante progetto sia per l\u2019Europa e sia per il Governo italiano. Nonostante i numeri, questo progetto per\u00f2 non \u00e8 sufficiente a soddisfare la richiesta di gas attualmente necessarie all\u2019Europa. Ed ecco che entra in gioco il Medio Oriente.<\/p>\n<p>Nasce nel 2009 il progetto del <strong>Qatar-Turkey Pipeline<\/strong>, un condotto che avrebbe dovuto unire i due paesi per portare il gas all\u2019Europa passando dalla Bulgaria. Il condotto deve per\u00f2 attraversare anche la Siria, e quindi il progetto si ferma perch\u00e9 Assad non d\u00e0 il suo consenso. Tale rifiuto diventa comprensibile quando nel 2011 viene annunciato il progetto dell\u2019<strong>Islamic Pipeline<\/strong>. Una nuova proposta che prevede il trasporto del gas dall\u2019Iraq passando attraverso l\u2019Iran, la Siria, il Libano,per arrivare poi, attraverso il Mar Mediterraneo, in Europa.<\/p>\n<p>I due progetti illustrati sono alternativi tra di loro e rappresentano gli interessi di due blocchi contrapposti: il primo aumenterebbe il potere dei sunniti (Qatar e Arabia Saudita), il secondo invece quello sciita (Iran e Siria). Sullo sfondo restano sempre Stati Uniti e Israele pronti a sostenere gli alleati per non far crescere il potere dei rivali in Medio Oriente.<\/p>\n<p><strong>Le altre forze internazionali nello scenario di guerra<\/strong><\/p>\n<p>Said, lasciato il discorso sull\u2019aspetto economico del gasdotto, continua ad esporci il suo pensiero sulla situazione odierna. Altri attori importanti si trovano sul palcoscenico della Siria: oltre a Russia e U.S.A, sono presenti Turchia, Iran ed il popolo curdo.<\/p>\n<p>La Turchia vuole tornare ad essere una potenza della zona ed insegue il sogno di un ritorno all\u2019impero ottomano.<\/p>\n<p>L\u2019Iran vuole creare un corridoio sciita che attraversa la Siria fino ad arrivare in Libano.<\/p>\n<p>Russia, Turchia e Iran presentano progetti strategici differenti che li vede per\u00f2 uniti nella loro contrapposizione agli Usa. Un problema per\u00f2 si evidenzia quando si parla del popolo curdo e del Confederalismo Democratico. Tutti, americani, iraniani, turchi, russi sono contro di loro, soprattutto dal momento in cui il sistema Rojava \u00e8 diventato un modello di vita e di organizzazione della societ\u00e0. E\u2019 osteggiato ovunque, come ad esempio anche nel Bashur stesso per la sua pericolosit\u00e0 sociale e per il fatto che pure il popolo siriano comincia ad apprezzarlo ed a rivendicarlo.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del conflitto, il disegno Usa prevedeva che il cantone di Cizre fosse sotto il controllo del KDP di Barzani, mentre quelli di Afrin e Kobane dalla Turchia. Con l\u2019entrata in scena dell\u2019Isis, il progetto americano fallisce e si inserisce invece quello russo, con le sue nuove alleanze di Turchia e Iran. La Turchia \u00e8 presente a Jarablus, Idlib e Afrin. La Russia, che sostiene Assad come \u201ccapo della Siria\u201d, viene sollecitata dallo stesso Assad ad intervenire per impedire che queste zone possano rimanere sotto il controllo turco e delle milizie ribelli.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 comunque in continuo mutamento a seconda delle diverse alleanze che strategicamente si creano. Said crede che alla fine America e Russia troveranno un accordo tra di loro contro Turchia e Iran. Tutte le forze in campo cercano di utilizzare i curdi per arrivare ai loro scopi. I curdi sono consapevoli di questo e, anche per questo, hanno creato il Confederalismo Democratico, per non aver bisogno di nessun Stato ma solo dell\u2019appoggio dei popoli.<\/p>\n<p>Sempre secondo il parere di Said, Assad non ha il potere oggi di contrastare il Confederalismo Democratico in Rojava. A questo proposito, c\u2019\u00e8 stato un incontro con i curdi nel quale Assad ha asserito che far\u00e0 quello che decider\u00e0 l\u2019Iran. Tutti sono contrari a questo sistema. Non solo gli stati occidentali, ama anche a livello locale, in particolare dalle varie monarchie regionali o clan, perch\u00e9 mette in discussione il loro potere sulla popolazione.<\/p>\n<p>La zona che va da Kobane a Dar-er-Zor, ad esempio, si trova sotto controllo americano. Dar-er-Zor \u00e8 la zona pi\u00f9 ricca di petrolio e gas e la permanenza americana qui \u00e8 per contrastare il progetto iraniano di avvicinarsi al Libano. Tutta la guerra \u00e8 concentrata in questa zona. Russia, Iran, America, Francia, Germania, Italia, tutti sono qua per avere qualcosa.<\/p>\n<p><strong>La guerra dell\u2019acqua<\/strong><\/p>\n<p>Un altro fattore di estrema importanza strategica per tutti gli attori in campo \u00e8 la \u201cguerra dell\u2019acqua\u201d. Guerra usata anche dall\u2019Isis per la conquista di territori e citt\u00e0.<\/p>\n<p>Per produrre energia sono stati creati molti laghi e dighe sfruttando i fiumi del paese. Con il controllo idrologico, infatti, si possano dominare popolazioni civili sia irachene che siriane.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-550\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_46-300x215.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_46-300x215.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_46-150x107.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_46.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>La diga pi\u00f9 importante e contesa \u00e8 quella di <strong>Tabqa<\/strong>, costruita nel 1968, in gran parte anche con l\u2019aiuto finanziario della Russia. Si trova sull\u2019Eufrate nella Siria centro-settentrionale, vicino alla citt\u00e0 di Raqqa. E\u2019 considerato il pi\u00f9 grande bacino artificiale del paese, costato ben 350 milioni di dollari. La diga di Tabqa fornisce alla Siria l\u201980% di tutta l\u2019energia elettrica necessaria e acqua per la produzione di grano sia per uso interno che per l\u2019esportazione, diventando un\u2019importante fonte di ricchezza per la popolazione. E\u2019 stata sotto controllo dell\u2019Isis dal 2013 al 2017 e poi dalle milizie curde in alleanza con le Forze democratiche siriane (SDF). La Russia sta cercando di fare accordi con l\u2019SDF per poter avere il controllo della diga.<\/p>\n<p>Tutte le forze impegnate in questa guerra affermano che combattono per una Siria federale e democratica. Il tempo necessario per arrivare a questa conclusione \u00e8 sconosciuto. Said prosegue dicendo che non crede nella fine dell\u2019Isis, \u00e8 molto probabile un cambiamento di sigle, nasceranno altri gruppi. Oggi, a breve, non vede una possibile conclusione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-551\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_47-300x182.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_47-300x182.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_47-768x466.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_47-1024x621.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_47-150x91.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_47.jpg 1437w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>SITUAZIONE IN ROJAVA<\/strong><\/p>\n<p>Incontriamo sempre a Suleymaniya alcuni esponenti del <strong>PYD<\/strong> (Partito democratico del popolo di Suleymaniya) e del <strong>Kongra Star<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong>Pyd<\/strong> \u00e8 il partito maggioritario nel Kurdistan occidentale (Rojava, Siria del nord). Le sue ali militari sono le YPG (Unit\u00e0 di difesa popolare) e le YPJ (Unit\u00e0 di difesa delle donne) ed \u00e8, sia da un punto di vista militare che politico, uno stretto alleato del PKK. Condivide quindi la proposta del Confederalismo Democratico, anzi, lo mette in pratica nei territori del Rojava.<\/p>\n<p>All\u2019inizio della guerra non si \u00e8 schierato n\u00e9 dalla parte del governo di Assad e n\u00e9 con i ribelli, scegliendo una terza strada: liberare e difendere il proprio territorio per amministrarlo \u201cdal basso\u201d insieme alla societ\u00e0 civile non solo curda ma anche con altri partiti, attraverso una democrazia cantonale.<\/p>\n<p>Il <strong>Kongra Star<\/strong> \u00e8 il congresso di tutte le organizzazioni delle donne della Federazione della Siria del Nord. I suoi obiettivi principali sono la tutela delle donne da un punto di vista giuridico, lo sviluppo di una conoscenza che appartenga alle donne ed il superamento delle strutture e relazioni patriarcali e stataliste. Obiettivo: la liberazione delle donne dal punto di vista economico e sociale.<\/p>\n<p>Il lavoro di coordinamento di questa struttura \u00e8 organizzato attraverso nove comitati:<\/p>\n<p>1. formazione,<\/p>\n<p>2. giustizia,<\/p>\n<p>3. autodifesa,<\/p>\n<p>4. politica,<\/p>\n<p>5. economia,<\/p>\n<p>6. diplomazia,<\/p>\n<p>7. informazione,<\/p>\n<p>8. arte e cultura,<\/p>\n<p>9. salute.<\/p>\n<p>Attraverso questa rete, il Kongra Star riesce ad essere sempre in contatto con tutte le necessit\u00e0 della popolazione femminile. Il suo lavoro si svolge in parallelo con quello del <strong>TEV-DEM<\/strong> (Movimento per una Societ\u00e0 Democratica). I due organi hanno obiettivi comuni pur mantenendo la propria autonomia.<\/p>\n<p><strong>La questione Afrin<\/strong><\/p>\n<p>Una responsabile del Kongra Star ci parla subito di <strong>Afrin<\/strong> e della sua resa. Quando le forze armate turche sono entrate nel cantone di Afrin a maggioranza curda e nell\u2019area di Tel Rifaat del governatorato di Aleppo, sono stati distrutti centinaia di paesini solo perch\u00e9 abitati da curdi. Ovvero il tentativo di una vera pulizia etnica: sostituire in tutta la zona la popolazione curda con quella araba e di altre etnie. Si tratta dunque di una questione militare e politica, celebrata con un accordo tra Russia, Turchia e Siria nel silenzio degli altri stati. Afrin si trova cos\u00ec isolata rispetto agli altri cantoni.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019inizio della guerra civile siriana nel cantone di Afrin vivevano circa 400.00 abitanti in prevalenza curdi e successivamente vi avevano trovato rifugio alcune centinaia di migliaia di profughi provenienti da Aleppo e da altre zone della Siria. Causa l\u2019intervento dell\u2019esercito turco, nella zona tra Afrin e Kobane sono stati costretti alla fuga abbandonando le loro case, 200.000 persone, perch\u00e8 era diventato molto pericoloso. Ancora oggi non possono tornare.<\/p>\n<p>Alla nostra domanda: riusciranno a riprendersi Afrin? La responsabile ci risponde positivamente: <em>\u201cnon si pu\u00f2 sapere quando, ma, o con la forza o con un accordo, riusciranno a tornare, devono tornare. Ma fino a quando sar\u00e0 presente la base turca, tutto rimane fermo.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Afrin \u00e8 diventata una questione internazionale. Le persone che non sono riuscite o non hanno voluto lasciare le proprie case sono in continuo pericolo. La loro quotidianit\u00e0 \u00e8 fatta di violenze, stupri, furti, estorsioni e omicidi. La resistenza continua con le milizie Ypg e Ypj che combattono per la difesa della popolazione, mentre le persone che sono fuggite, hanno trovato rifugio o in campi profughi o in altri villaggi in Rojava. In questo modo riescono a restare vicini alle proprie case con la speranza di poter tornare il pi\u00f9 presto possibile.<\/p>\n<p>Nei campi, intanto, abitati per la maggior parte da curdi, arabi ed Ezidi, hanno riprodotto il loro sistema di organizzazione di vita sociale. Purtroppo riuscire a visitarli \u00e8 molto difficile per la presenza sia degli islamici che dei siriani.<\/p>\n<p><strong>La Turchia e il Rojava<\/strong><\/p>\n<p>Da sempre, anche prima di diventare una Repubblica, il sogno della Turchia era quello di avere un territorio abitato da una popolazione omogenea. Il tentativo \u00e8 stato fatto gi\u00e0 nel 1915 con il genocidio degli armeni. Poi, nel 1923 con la nascita della Repubblica, inizi\u00f2 il processo di assimilazione di tutte le diverse etnie presenti su quelle terre e di conseguenza la lotta contro il popolo curdo, che ancora oggi continuano a resistere.<\/p>\n<p>La guerra in Siria ha consentito al governo di Erdogan di iniziare ad attaccare i curdi anche al di fuori dello Stato turco, uccidendo 300 persone solo nella citt\u00e0 di Cizre. Per questo motivo ha appoggiato l\u2019Isis ed i vari gruppi jihadisti.<\/p>\n<p>La Turchia, ci racconta un responsabile del Pyd, \u00e8 stata fondamentale per la nascita dell\u2019Isis e del suo uso contro la popolazione curda.<\/p>\n<p><em>\u201cPer loro Erdogan ha aperto le porte dei suoi ospedali!\u201d<\/em> &#8211; afferma ancora il responsabile del partito &#8211; <em>\u201cma fino a quando la Turchia rester\u00e0 in Medio Oriente non ci sar\u00e0 mai la pace. Erdogan \u00e8 una minaccia per l\u2019Europa e il M.O. Per cambiare la situazione, non non basta sconfiggere fisicamente l\u2019Isis, ma bisogna arrivare a modificare la mentalit\u00e0 che guida questa ideologia fondamentalista islamica. Erdogan per raggiungere i suoi obiettivi si \u00e8 reso responsabile della creazione dell\u2019Isis, ma, nello stesso tempo, gli U.S.A. hanno utilizzato la Turchia per frammentare il M.O. a proprio uso. La differenza tra le forze coinvolte in questa guerra \u00e8 molto alta ed i curdi saranno destinati ad essere martiri. Servono accordi internazionali. Alla fine, Russia e America troveranno un accordo e scaricheranno Turchia e Iran.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>Il Confederalismo Democratico<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>PYD<\/strong> \u00e8 un partito dalla ideologia socialista.<\/p>\n<p>\u201c<em>La nostra forza<\/em> \u2013 ci racconta uno dei responsabili \u2013 <em>\u00e8 il popolo. Il nostro modello \u00e8 basato su un sistema di cooperative, in contrasto con il capitalismo e il nazionalismo. Il ruolo della donna \u00e8 molto importante e lo dimostra il fatto che ora il rapporto della sua partecipazione alla vita sociale e politica, con l\u2019uomo \u00e8 paritario.\u201d<\/em> Rimarcano inoltre che, l\u2019accordo siglato con gli U.S.A. \u00e8 stato fatto solo da un punto di vista tattico, legato alla necessit\u00e0 di difendersi in un particolare momento del conflitto e che questo non ha modificato in nessun modo la loro filosofia socialista.<\/p>\n<p>Il Pyd sta cercando di mettere in pratica le basi del Confederalismo Democratico, anche per quanto riguarda l\u2019aspetto economico. Per esempio, stanno cercando di gestire le retribuzioni dei lavoratori di tutte le varie professioni, garantendo un compenso equilibrato e compreso tra un minimo ed un massimo. Non esistono \u201cstipendi\u201d dati da uno specifico datore di lavoro. Ogni lavoro e categoria \u00e8 organizzato attraverso il sistema cooperativo dove a insegnanti, medici, contadini, operai ecc. vengono offerti un lavoro e un\u2019equa retribuzione. In Rojava sono presenti 5000\/6000 tipi di diverse Cooperative. Chi non pu\u00f2 lavorare \u00e8 aiutato dall\u2019intera comunit\u00e0. Il Confederalismo Democratico \u00e8 la speranza di poter cambiare la mentalit\u00e0 esistente per una vita migliore, pi\u00f9 giusta ed equilibrata per tutti.<\/p>\n<p>Anche per quanto riguarda il sistema bancario stanno cercando di trovare una soluzione diversa rispetto al suo funzionamento odierno legato solo al sistema capitalista. Sono consapevoli che bisogna gestire il movimento dei soldi, ma si deve non diventare schiavi delle banche, come invece succede oggi nei sistemi liberali. Per esempio, i prestiti non sono erogati ai singoli, ma direttamente alle Cooperative senza l\u2019applicazione di interessi. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di considerare le persone, non per la loro situazione finanziaria, ma solo per i meriti acquisiti nei confronti della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Arcobaleno di Alan<\/strong><\/p>\n<p><strong>Asya<\/strong> del Movimento delle donne di Suleymaniya ci racconta che le organizzazioni delle<strong> donne in Rojava<\/strong> si occupano da alcuni anni del problema legato agli orfani di guerra. Il Comitato di Ricostruzione di Kobane, con la Fondazione delle Donne Libere del Rojava (WJAR) e UIKI (Ufficio d\u2019Informazione del Kurdistan in Italia) nel 2016 hanno iniziato i lavori di costruzione di un luogo destinato agli orfani. Luogo chiamato \u201cAlan\u2019s Rainbow\u201d (L\u2019arcobaleno di Alan), in ricordo del piccolo Alan, proveniente da Kobane, fuggito con la sua famiglia dalla violenza dell\u2019Isis e poi ritrovato morto su una spiaggia in Grecia.<\/p>\n<p>La guerra a <strong>Kobane<\/strong> ha prodotto un numero molto alto di orfani: 872 di un solo genitore e 62 di entrambi. Di qui la necessit\u00e0, dato l\u2019alto numero di bambini rimasti da soli o in estrema difficolt\u00e0 causa traumi di guerra, di costruire un luogo di vita e di studio dove poter superare le esperienze traumatiche vissute sotto gli attacchi dell\u2019Isis. Purtroppo all\u2019inizio del 2017 i lavori per la costruzione dell\u2019orfanotrofio si sono fermati per mancanza di fondi. Il piano per\u00f2 non si \u00e8 fermato. E\u2019 continuato grazie all\u2019Associazione Docenti Senza Frontiere, promotrice del progetto, alla Fondazione Museo storico del Trentino ed al finanziamento della Provincia Autonoma di Trento.<\/p>\n<p>La struttura \u00e8 composta da due edifici di tre piani. In uno ci saranno la cucina, le camere da letto e gli spazi comuni per circa 100 orfani, tra gli 1 e i 16 anni, che qui vivranno quando l\u2019opera sar\u00e0 completata. Nell\u2019altro edificio ci sono le scuole di ogni ordine e grado capaci di ospitare oltre 500 studenti. Dall\u2019asilo alle superiori. Oltre all\u2019educazione scolastica, sono anche previsti corsi di lingua straniera, musica ed informatica e la possibilit\u00e0 d\u2019imparare una professione. Un parco e uno spazio giochi completano il progetto.<\/p>\n<p>Dietro l\u2019edificio che ospiter\u00e0 le aule, ci sar\u00e0 uno spazio normalmente adibito a palestra ma, in caso di bombardamenti o attentati, potr\u00e0 essere destinato come rifugio sicuro per tutti i bambini. La scuola materna e la scuola primaria saranno a disposizione anche degli altri bambini della citt\u00e0, in modo da creare un ambiente in cui i bambini imparino a sostenersi a vicenda ed a costruire legami comunitari e di familiarit\u00e0 tra loro. I bambini devono crescere con la loro societ\u00e0 e la societ\u00e0 deve sentire questi bambini come una propria parte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-552\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_48-300x147.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_48-300x147.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_48-768x375.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_48-1024x500.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_48-150x73.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_48.jpg 1439w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>QANDIL<\/strong><\/p>\n<p>Le montagne di <strong>Qandil<\/strong>, zona montuosa dell\u2019Iraq settentrionale nel Kurdistan Bashur e al confine con l\u2019Iran, sono il rifugio e quartier generale dell\u2019esercito curdo guidato dal PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) che difende e combatte questo territorio. La politica applicata, come a Makhmour, \u00e8 quella del Confederalismo Democratico sostenuta dal leader Ocalan. Per questo \u00e8 una zona spesso bombardata dall\u2019aviazione turca ed anche dall\u2019artiglieria iraniana.<\/p>\n<p>La municipalit\u00e0 di Qandil, composta da 61 villaggi e da circa 7.000 persone, rimane il cuore di queste montagne, nonostante alcuni villaggi siano stati abbandonati a causa dei bombardamenti effettuati nel 2011 e 2015 dall\u2019esercito turco. Le incursione turche,in realt\u00e0, non si sono mai fermate, anzi il 2017 e 2018 sono stati anni molto pesanti, anche perch\u00e9 le operazioni contro il Pkk nel Nord Iraq rientravano nella nuova dottrina della Turchia in nome di una messa in sicurezza dei propri confini. Da considerare, inoltre, che l\u2019avvio di queste operazioni coincideva con una campagna elettorale arrivata quasi al culmine delle elezioni del 24 giugno 2018, elezioni che avrebbero segnato le sorti del paese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-553\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_49-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_49-300x236.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_49-768x605.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_49-1024x806.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_49-150x118.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_49.jpg 1322w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>All\u2019ombra di grandi alberi tra le montagne di Qandil, nascosti dal sole e dai droni turchi, incontriamo il Comandante <strong>Riza Altun<\/strong>, Membro del Consiglio esecutivo dell\u2019Unione delle Comunit\u00e0 del Kurdistan (KCK) conosciuto come Ministro degli esteri e <strong>Fatma Adir<\/strong>, sempre del Consiglio esecutivo del KCK.<\/p>\n<p>Il Comandante, come prima cosa, afferma che \u00e8 a conoscenza di tutto quello che viene fatto in Italia a sostegno del popolo curdo e, proprio grazie a noi, si \u00e8 sviluppata in altri paesi una maggior sensibilit\u00e0 verso la questione curda. Nel mondo essere curdo \u00e8 molto pericoloso e non tutti condividono la loro lotta.<\/p>\n<p><em>\u201cLa crisi capitalista di tutto il mondo rispecchia anche la crisi in Medio Oriente. La globalizzazione di fatto ha unificato tutti i paesi, stessa voglia di potere e di supremazia al di sopra dei pi\u00f9 semplici diritti umani dei popoli. Ma perch\u00e9 tutte le maggiori forze internazionali si trovano in M.O.?\u201d<\/em> E\u2019 una domanda che Riza fa a se stesso e a noi per farci comprendere l\u2019attuale situazione politica. Il sistema creato dopo la prima guerra mondiale dalle super potenze non funziona pi\u00f9. Di fatto ci troviamo dentro la terza guerra mondiale con la ridefinizione di nuovi confini e di nuove gerarchie da parte degli Stati pi\u00f9 forti e determinati ad ottenere pi\u00f9 vantaggi possibili rispetto agli altri concorrenti (Stati Uniti, Russia, Iran, Paesi arabi, Israele, Turchia, Europa ecc). Non esiste, da parte di tutte le forze mondiali coinvolte in questa guerra, un progetto per una soluzione democratica, ma solamente tante parole per difendere in realt\u00e0 solo i propri interessi. Gli Usa vogliono mantenere il loro predominio per il petrolio e l\u2019Europa ha optato alleanze per puro interesse economico.<\/p>\n<p>La politica della Turchia ha principalmente l\u2019obiettivo di eliminare il popolo curdo non solo dal suo territorio.<\/p>\n<p>La Russia quando \u00e8 entrata nelle questioni del M.O. poteva giocare un ruolo importante, invece ha preferito scegliere un percorso diverso per ritrovare quell\u2019egemonia che aveva in tempi lontani, stringendo alleanze con alcuni poteri forti statali. E\u2019 stata l\u2019artefice \u201cdell\u2019amicizia\u201d tra Iran e Turchia, i due stati mentalmente pi\u00f9 arretrati. Uno come stato nazione e l\u2019altro per religione, uniti solo contro il popolo curdo. A conferma di tutto ci\u00f2, l\u2019accordo siglato ad Astana (Kazakistan) a settembre 2017 tra le tre potenze di Iran, Russia e Turchia. Quest\u2019accordo, sesto round dei colloqui trilaterali sulla Siria, include come zone di de-escalation, la Ghouta orientale, la provincia di Idlib, Homs, Latakia, Aleppo e Hama. E\u2019 stato quindi firmato un \u201ccessate il fuoco\u201d tra le le forze governative e gruppi moderati dell\u2019opposizione, supervisionato dalle suddette potenze garanti per sei mesi. La zona pi\u00f9 complessa \u00e8 quella di Idlib soprattutto per la presenza di fazioni jihadiste legate al nuovo gruppo Hay\u2019at Tahrir al-Sham (HTS). Iran, Russia e Turchia invieranno a Idlib 500 osservatori ciascuno per pattugliare e gestire i checkpoint posti sui confini delle zone di de-conflitto.<\/p>\n<p>Il commento di Erdogan: <em>\u201cIn base all\u2019accordo, i russi garantiranno la sicurezza al di fuori della regione di Idlib e la Turchia all\u2019interno. Il compito non \u00e8 facile. Con Putin discuteremo ulteriori misure necessarie per sradicare i terroristi una volta per tutte e ripristinare la pace\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Nel tentativo di fermare le fazioni jihadiste, la Turchia ha dato avvio alla costruzione di un Esercito Nazionale Siriano. Un esercito rivolto soprattutto verso le milizie YPG per impedire la connessione di Afrin con il resto del Rojava. Con l\u2019accordo di Astana, infatti la Turchia chiede di fatto alla Russia di lasciarla libera nei confronti della sua battaglia conto i curdi, e la Russia un aiuto nel conflitto siriano.<\/p>\n<p>Riza continua la sua analisi affermando che il PYD, il partito dell\u2019Unione Democratica curda, ha cercato una soluzione anche con la Siria, che per\u00f2 \u00e8 stata rifiutata. In realt\u00e0 il governo siriano non ha sul territorio una vera forza politica e militare. Queste sono state astutamente suddivise. Ad Hezbollah e Iran,quella militare e alla Russia quella politica.<\/p>\n<p>Senza l\u2019appoggio della Russia, la Turchia non poteva entrare nei territori curdi della Siria (Jarablus e Afrin).<\/p>\n<p><em>\u201cAi partiti curdi non \u00e8 mai stato concesso di partecipare n\u00e9 alla Conferenza di pace di Ginevra e n\u00e9 agli Accordi di Soci e Astana, nonostante la loro battaglia contro l\u2019Isis. Nessuno ha fatto niente.\u201d<\/em> In teoria non sarebbero contro i curdi, a parte la Turchia, ma in realt\u00e0, gli interessi personali ed economici prevalgono al sostegno e difesa di un popolo che cerca la propria autonomia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-554\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_50-300x138.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"138\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_50-300x138.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_50-150x69.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_50.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Riza Altun e le prospettive per un futuro<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIl nostro popolo non accetta questa logica imperialista, noi siamo per una democrazia che parte dal basso, dal popolo. Il nostro progetto \u00e8 chiaro, reale e lo si vede in quello che sta vivendo il Rojiava. Ma in questa lotta abbiamo tutti contro. Io credo<\/em> \u2013 prosegue &#8211; c<em>he, per trovare una soluzione in Medio Oriente, non essendoci attualmente nessun progetto reale da parte delle altre potenze, l\u2019unica alternativa rimane una guerra fra le parti in causa.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Il problema pi\u00f9 grande del M.O. \u00e8 la mancanza di democrazia e della difesa dei diritti umani. Le popolazioni si dividono in base alle diverse etnie e religioni e questo non permetter\u00e0 la fine delle guerre. Le divisioni vengono quindi incrementate sempre pi\u00f9 per provocare forti contrapposizioni per mettere gli uni contro gli altri. Esiste ancora, per esempio, l\u2019idea dello schiavismo.<\/p>\n<p><em>\u201cNoi non vogliamo la divisione delle popolazioni, siamo per la convivenza nel rispetto reciproco.\u201d<\/em> E\u2019 per questo che il modello del Confederalismo Democratico \u00e8 molto importante non solo per il Medio Oriente e questo fa paura agli stati globali. Tutti dovrebbero cercare una soluzione per una vita normale. Nonostante il M.O. sia molto ricco, la popolazione \u00e8 sempre pi\u00f9 povera. La ricchezza del paese dovrebbe essere divisa tra il popolo, invece c\u2019\u00e8 troppa disparit\u00e0, disuguaglianza ed assenza di giustizia.<\/p>\n<p>Il basso livello di vita sociale del popolo rappresenta un altro importante problema che affligge il M.O. e la soluzione resta solo quella di una equa distribuzione delle ricchezze concentrate nelle mani di pochi. Tutti sono a conoscenza di questo stato di cose, ma nessuno ha interesse a porvi rimedio. Il popolo curdo \u00e8 isolato e il silenzio internazionale \u00e8 come una grande coperta che nasconde tutte le verit\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u201cNessuna potenza si \u00e8 mai espressa circa il futuro che riguarda il nostro popolo. Solo quando noi combattiamo e resistiamo alle forse dell\u2019Isis, qualcosa cambia. Un esempio? Quello che \u00e8 successo a Kobane. Molte forze internazionali, attraverso manifestazioni e prese di posizioni favorevoli, hanno appoggiato la nostra resistenza. Per noi questo \u00e8 stato positivo. Quando si difende un\u2019idea come questa di democrazia, lo si deve fare per tutti i popoli, non solo per quello curdo. La storia ci racconta tanti esempi: la guerra in Spagna del 1936 contro la dittatura di Franco, la resistenza del popolo palestinese negli anni \u201870, il manifesto del partito comunista del 1848, quando si pensa ad una democrazia uguale per tutti si pensa a questi momenti. Noi vogliamo arrivare a questo risultato con una rivoluzione. Rivoluzione culturale, non una rivoluzione con la forza.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>La Siria come terra di cultura e rivoluzioni<\/strong><\/p>\n<p>Rivoluzione \u00e8 un tema molto importante, sensibile e, per questo, sotto un manto verde di foglie che rincorrono un vento dolce e tranquillo, al riparo di occhi ed orecchie indiscrete, prende la parola Fatma. Vuole parlare del capitalismo e delle donne. Prima per\u00f2 di sentire la sua voce, vorrei fare un passo indietro e spigare che cos\u2019\u00e8 la rivoluzione nel <strong>Rojava<\/strong>.<\/p>\n<p>La Siria \u00e8 stata la patria di antiche civilt\u00e0, delle prime scoperte umane e di un insieme di varie culture, religioni e lingue. La Siria ha vissuto la rivoluzione neolitica dando vita ad alcune delle pi\u00f9 antiche citt\u00e0 del mondo ed \u00e8 stata terra di invasioni ma anche di arricchimento attraverso diverse culture. E\u2019 la patria di arabi, curdi, assiri, caldei, armeni, turkmeni, ceceni con diverse religioni, filosofie che parlano lingue e dialetti diversi. Dopo 400 anni sotto il dominio ottomano, nel 1916, alla fine della prima grande guerra mondiale, i diplomatici britannici e francesi, con l\u2019Accordo Sykes-Picot, ridisegnarono in un modo del tutto artificiale nuovi confini ignorando completamente la politica ed i desideri delle popolazioni locali. Questo ha poi influito sui destini dei popoli che vivevano in Turchia, Siria, Libano, Palestina, Iraq e Giordania. Nel 1920 la Siria fu posta sotto il mandato della Francia. Questo nuovo disegno di confine segn\u00f2 la seconda divisione delle terre che i curdi consideravano la loro casa (la prima divisione ci fu nel 1639 con il Trattato Qasr-e-Shirin che divise il Kurdistan dell\u2019est dal resto del Kurdistan) in altre tre parti: Turchia, Siria e Irak. Inizia cos\u00ec il processo di costruzione di uno stato- nazione che ha portato grandi violenze, povert\u00e0, conflitti, guerre e distruzioni di popoli e ambienti naturali della regione. Nel 1946, il mandato francese termina e la Siria diventa indipendente. In Siria negli anni \u201840 e \u201850 ci furono vari colpi di stato militari con cambiamenti di regimi e costituzione. In questo clima di instabilit\u00e0, nel 1957 nasce in Rojava il primo partito politico curdo (PDK-S). il partito Baath prende il potere nel 1963 e fu evidente da subito la sua posizione razzista nei confronti delle regioni curde. In Rojava 300.000 persone furono private dei loro diritti di cittadinanza e dichiarati come apolidi o stranieri. Il funzionario dei servizi segreti e capo della polizia di Hasaka, ha definito le regioni curde di Cizre un \u201ccancro\u201d che deve essere estirpato. Questa discriminazione sistematica ha quindi costretto molte personalit\u00e0 e uomini politici curdi a dover lasciare la Siria e il Rojava per nascondersi e riorganizzare le lotte. Nel 1979, un anno prima del colpo di stato militare in Turchia, i quadri dirigenti del PKK, compreso il loro leader Ocalan, tornarono in Siria.<\/p>\n<p>Il Pkk ha organizzato per quasi due decenni la comunit\u00e0 in Rojava e le prime strutture di base. La situazione politica in Rojava non \u00e8 quindi dovuta ad una risposta alla rivoluzione siriana di oggi, ma ad un lavoro del PKK svolto per anni.<\/p>\n<p>Oggi la Siria \u00e8 diventata il teatro di una delle guerre pi\u00f9 brutali e complicate del sistema politico internazionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-555\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_51-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_51-300x218.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_51-768x558.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_51-1024x744.jpg 1024w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_51-150x109.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_51.jpg 1441w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Fatma Adir e il Rojava<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cQuando la Turchia ha attaccato Afrin, nessuno ha parlato, nessuno ha denunciato, silenzio,<\/em> \u2013 comincia Fatma \u2013 <em>quando invece \u00e8 successo a Idlib, tutto il mondo si \u00e8 espresso, si \u00e8 indignato. Questo atteggiamento significa solo che per le potenze straniere le popolazioni locali non sono importanti, difendono solo quelle dove ci sono interessi da salvaguardare.\u201d<\/em> A Idlib vi sono collocati molti estremisti islamici con le loro famiglie (al-Nusra e al-Qaida), mentre ad Afrin vi sono le persone che combattono l\u2019Isis, che difendendo le popolazioni. Queste sono i due aspetti degli stati coinvolti in questa guerra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-556\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_52-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_52-220x300.jpg 220w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_52-110x150.jpg 110w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_52.jpg 610w\" sizes=\"auto, (max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/p>\n<p>A <strong>Shingal<\/strong>, durante l\u2019offensiva Isis del 2014 contro la popolazione civile yezida, per evitare un genocidio, sono intervenute solo le Unit\u00e0 di protezione popolare Ypg e Ypj riuscendo anche cos\u00ec a riconquistare ampie parti della regione. Prima dell\u2019arrivo dell\u2019Isis, proprio per organizzare le persone alla difesa, da Qandil sono partite 12 persone. Di queste 3 sono state arrestate ma nove sono riuscite ad arrivare.<\/p>\n<p>I numeri parlano chiaro: negli ultimi 4 anni Daesh ha ucciso 1293 yazidi e circa 3000 bambini hanno perso un genitore. Sono stati rapiti 6.417 yazidi, di cui 3547 donne. Finora ne sono stati liberati 3.300: 1150 ragazze e donne, 337 uomini e 1813 bambini.<\/p>\n<p>L\u2019Europa per\u00f2 non ha fatto o detto niente riguardo a questo massacro, ma ha conferito il Premio Nobel per la pace 2018 a<strong> Nadia Murad<\/strong>, una ragazza yazida che \u00e8 riuscita a scappare dal suo ultimo \u201cpadrone\u201d. Una storia atroce raccontata nel libro \u201cL\u2019Ultima ragazza\u201d.<\/p>\n<p><em>\u201cQuesto \u00e8 un esempio del comportamento ambiguo tenuto dalle forze internazionali. Se da una parte possono uccidere e violentare, dall\u2019altra, offrono un riconoscimento alla tua sofferenza, pensando cos\u00ec di pareggiare i conti. Ma non \u00e8 sufficiente!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Sul caso di Nadia Murad si doveva intervenire prima, per evitare tutta quella violenza. Che senso ha darle un Premio perch\u00e9 \u00e8 riuscita a liberarsi da sola quando nessuno ha fatto niente per aiutarla? Nel mondo, la donna \u00e8 considerata quasi sempre per il solo aspetto estetico, ed anche le ragazze dell\u2019unit\u00e0 di difesa Ypj, a loro malgrado, sono diventate una moda, una cosa bella da mostrare, senza niente pi\u00f9. I combattimenti contro l\u2019Isis sono diventati unicamente notizie utili per l\u2019aumento della vendita dei giornali. In realt\u00e0, dietro queste belle ragazze c\u2019\u00e8 l\u2019idea di una rivoluzione culturale, sociale, democratica, che le spinge ad andare in prima linea a rischiare la propria vita. Questo \u00e8 il messaggio da divulgare: la loro scelta e motivazione, \u00e8 la difesa del Confederalismo Democratico.<\/p>\n<p><em>\u201cNulla di tutto questo \u00e8 passato. Neppure la morte di tante martiri nella regione del Rojava, come la carcerazione per le loro idee e la sorte di tanti nostri attivisti e politici repressi in Turchia.\u201c<\/em><\/p>\n<p><strong>Le altre popolazioni non curde accetteranno questo progetto democratico?<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cNon \u00e8 facile<\/em> \u2013 risponde Riza &#8211;<em> ma cerchiamo di parlare con loro spiegando la nostra teoria e mettendo anche in pratica le nostre idee. Per esempio, a Qamislo, citt\u00e0 gemella di Nusaybin, abitata da curdi, arabi, caldei, assiri e cristiani, abbiamo raccolto tutti quelli che credono nel nostro progetto. Parliamo con loro, come anche a Raqqa, la citt\u00e0 pi\u00f9 arretrata e che \u00e8 stata capitale dell\u2019Isis, anche se, nonostante il nostro impegno per farci capire, \u00e8 molto difficile. Per cambiare una mentalit\u00e0 millenaria occorre molto tempo. Da una parte c\u2019\u00e8 la donna sottomessa che crede \u201cnormale\u201d la sua situazione e dall\u2019altra c\u2019\u00e8 la donna guerrigliera che con la nuova cultura combatte questa idea arretrata.\u201d<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-557\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_53-300x178.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_53-300x178.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_53-150x89.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_53.jpg 620w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Afrin e Idlib<\/strong><\/p>\n<p>Riza introduce l\u2019argomento che riguarda la situazione ad Afrin e Idlib ed i diversi accordi tra le potenze straniere. Afrin e Idlib sono strettamente legate tra di loro e la loro situazione politica risulta essere molto complicata.<\/p>\n<p>Dall\u2019inizio del 2018 la Siria \u00e8 stata al centro di conflitti molto cruenti in due zone diverse. Ad <strong>Afrin<\/strong>, cantone curdo lungo il confine turco, i combattimenti si sono intensificati quando l\u2019esercito turco \u00e8 entrato con la forza. L\u2019attacco aereo \u00e8 servito ad aprire la strada ad una nuova invasione della Sira da parte dell\u2019esercito turco appoggiato dalle milizie jihadiste che Ankara sostiene ed arma dall\u2019inizio della guerra. Nel Ghouta orientale, periferia di Damasco, l\u2019esercito siriano \u00e8 alle prese con le ultime resistenze dei ribelli a scapito di tantissime vittime civili, con l\u2019aiuto decisivo di forze aeree russe e forze di terra iraniane. L\u2019obiettivo dell\u2019operazione era quello di liberare la citt\u00e0 dai terroristi, ossia dai curdi. Operazione chiamata \u201dRamoscello d\u2019ulivo\u201d \u00e8 stata una dimostrazione del potere del governo turco per rafforzare i sentimenti nazionalisti del paese contro i curdi siriani. Il governo, dove non \u00e8 stato possibile avere il sostegno di questa operazione militare, ha attivato il meccanismo della censura e repressione. Il regime di Erdogan teme che la rivoluzione nel Rojava e le idee del Confederalismo Democratico possano estendersi anche in Turchia e, per questo, ha esteso la repressione nei confronti dei curdi favorendo militarmente l\u2019Isis. La popolazione civile di Afrin ha subito rapimenti, omicidi, sequestro di case, denaro, propriet\u00e0 e ha dovuto quindi abbandonare il suo territorio e rifugiarsi in campi profughi dell\u2019area di Sahaba. In un rapporto presentato a met\u00e0 novembre 2018 da una commissione di giuristi provenienti da tutta la Siria, sono elencate tutte le violazioni subite dagli abitanti di Afrin: dall\u2019inizio degli attacchi sono stati oltre 900 le violazioni dei diritti umani \u2013 750 civili uccisi \u2013 2500 civili sequestrati, di cui 850 considerati \u201cscomparsi\u201d &#8211; case, campi distrutti \u2013 centinaia di migliaia di persone costrette alla fuga. Al posto degli espulsi si sono insediati le famiglie degli jihadisti provenienti da altre parti della Siria.<\/p>\n<p>Come ha sottolineato pi\u00f9 volte <strong>Fatma<\/strong> nella prima parte del nostro incontro, nessuno ha detto qualcosa contro questa violazione.<\/p>\n<p>La Corte Europea dei diritti umani ha voltato le spalle ai civili di Afrin respingendo tutte le cause legali presentate per citare in giudizio lo stato turco, affermando che le denunce sono legalmente incomplete.<\/p>\n<p>Dopo la liberazione del Ghouta, l\u2019esercito siriano \u00e8 pronto per una nuova offensiva considerata fondamentale: la provincia di Idlib, al confine con la Turchia controllata dalle milizie jihadiste. Entrambe le aree sono sotto il controllo della Turchia: diretto quello esercitato su Afrin, per interposte milizie quello su Idlib.<\/p>\n<p><strong>Afrin e Idlib sono quindi i due nodi importanti per la Siria<\/strong><\/p>\n<p>Erdogan, all\u2019inizio aveva avvertito che difronte ad un attacco della Siria contro Idlib, avrebbe reso nulli gli accordi di Astana. La Russia se da una parte considera legittime le aspirazioni di Assad, dall\u2019altra punta molto anche sul rapporto con Erdogan. Anche per la Turchia il supporto della Russia \u00e8 di vitale importanza specialmente ora che, a causa dei dazi imposti da Trump, l\u2019economia del suo paese \u00e8 in serie difficolt\u00e0. Da tutto questo chi ne esce rafforzato \u00e8 la Russia.<\/p>\n<p><strong>Idlib<\/strong> \u00e8 diventato il centro del Jihadismo siriano. Molti jihadisti, infatti, di varia matrice e scacciati da altri territori si sono concentrati qui con i loro familiari. Oltre alla popolazione locale (circa 1,5 milioni di abitanti) si sono aggiunti cos\u00ec un altro milione di persone.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-558\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_54-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_54-300x200.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_54-768x512.jpg 768w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_54-150x100.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_54.jpg 976w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Riza<\/strong> prosegue la sua analisi dicendo che <em>\u201cda quando la Turchia \u00e8 entrata militarmente in Siria, le cose si sono molto complicate e si \u00e8 passati ad un\u2019altra fase\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Iran e Siria<\/strong> non vogliono che la Turchia resti ad Afrin e cos\u00ec la Russia ha chiesto il suo ritiro. Se la Turchia non lascia Afrin, ci sar\u00e0 una guerra e sembra che la Turchia abbia accettato. Nello stesso momento i ribelli dovrebbero lasciare Idlib e spostarsi ad Afrin. A Idlib ci sono anche 150.000 mercenari e se dovesse scoppiare una guerra, molti di questi potrebbero arrivare in Europa. Il pericolo e la volont\u00e0 di evitare una nuova invasione \u00e8 di fatto uno dei motivi del perch\u00e9 la comunit\u00e0 europea sostiene la Turchia. Il gioco si fa pesante e si teme anche che la Turchia usi questi ribelli contro i curdi a est del fiume Eufrate. A complicare questo quadro \u00e8 la presenza di almeno 3000 ceceni che la Russia non vuole assolutamente che rientrino in patria. E qui rientra in gioco la Turchia che si rende disponibile ad aiutare la Russia in questo. In cambio vorrebbe utilizzare per\u00f2 questi ceceni contro i curdi. Ma tutto dipende anche dalla posizione che prender\u00e0 l\u2019America. La cosa certa \u00e8 che gli Usa non permetteranno mai che l\u2019Iran diventi una forza egemone in M.O. per il controllo del petrolio ed anche per aiutare Israele. Occorre quindi dare pi\u00f9 potere alla Russia per cercare d\u2019isolare il pi\u00f9 possibile l\u2019Iran.<\/p>\n<p>E\u2019quasi certo che gli Usa stiano anche pensato di creare una forte alleanza in M.O. tra Israele, Arabia Saudita e Egitto. Ma nessuno sa per certo quale sar\u00e0 in definitiva il progetto americano. Ha problemi con la Turchia ma nello stesso tempo non la pu\u00f2 perdere! L\u2019obiettivo americano e turco \u00e8 quello di eliminare totalmente il movimento del PKK. Gli Usa non hanno mai fatto niente per il popolo curdo e per mantenere i loro interessi in M.O. devono cercare di far diminuire la forza curda, non renderla autonoma, indipendente e forte.<\/p>\n<p><em>\u201cDa quando il mondo \u00e8 stato diviso dopo la prima guerra mondiale c\u2019\u00e8 stato sempre solo il caos. L\u2019Europa ha chiuso gli occhi anche difronte alle ultime dichiarazioni di Erdogan fatte poco tempo fa in Germania, dichiarando che tutti i tedeschi sono figli di Hitler e tutti i francesi colpevoli di quello che hanno fatto in Algeria. Perch\u00e9 l\u2019Europa quindi ha bisogno di un uomo cos\u00ec? Il sistema in Europa sta perdendo potere e la popolazione non crede pi\u00f9 alla sua politica. c\u2019\u00e8 un movimento di protesta e a noi questo pu\u00f2 fare solo piacere\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tra tutte queste analisi e soluzioni, Riza termina affermando che <em>\u201cil suo mondo \u00e8 diverso e dichiara la sua enorme rabbia e delusione nei confronti della Russia e della Cina per aver venduto il sogno socialista. Per tutti gli altri paesi \u00e8 normale il loro comportamento in quanto sono sempre stati paesi capitalisti\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Ricordo le parole espresse dai guerriglieri incontrati in montagna che riprendono la filosofia di vita del loro Presidente Ocalan: <em>\u201cCombattere per tutta l\u2019umanit\u00e0 senza nessuna distinzione di etnie, siamo tutti uomini. Fare una rivoluzione significa prima di tutto impegnarsi, studiare, lavorare su tanti fronti e la cultura \u00e8 la parte pi\u00f9 importante. L\u2019identit\u00e0 umana \u00e8 stata modificata nel corso degli anni ed oggi la si deve recuperare. Il loro obiettivo \u00e8 quello di essere al servizio del popolo. Non \u00e8 importante sapere da dove vengono, la loro storia, importante \u00e8 essere dove c\u2019\u00e8 bisogno di loro. Combattono con le armi, ma anche con le idee e con il pensiero, contro il sistema capitalista. Il mondo \u00e8 sporco ma bisogna andare avanti e l\u2019unione delle persone e dei popoli, \u00e8 il segreto per riuscire a combattere il male. Abbiamo accettato questo e siamo pronti a morire. Il nostro partito \u00e8 un partito di martiri, ma se io oggi muoio ne arriveranno altri due domani\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La situazione, come abbiamo sentito da <strong>Riza Altun<\/strong> e da <strong>Fatma Adir<\/strong>, \u00e8 molto complicata e con poche speranze. Lasciamo Qandil con molta tristezza e preoccupazione. Il sorriso sereno sul viso di Riza e Fatma ci conforta un po&#8217;. Mi chiedo come \u00e8 possibile di fronte a tanta incertezza e pericolo riuscire a rimanere tranquilli e fiduciosi. La risposta \u00e8 semplice: la certezza di essere nel giusto. Con un semplice sguardo riescono a trasmettere forza, sicurezza e amore. Amore per la vita. Amore per la propria terra. Amore per il mondo.<\/p>\n<p><strong>Nella regione di Idlib e Afrin si gioca lo scontro finale?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Idlib<\/strong> \u00e8 ancora controllata da gruppi radicali e jihadisti. Questa zona \u00e8 sempre stata considerata da Assad come fondamentale per la riconquista di tutta la Siria ma gli accordi presi con Russia e Turchia avevano bloccato ogni iniziativa. Prendere Idlib aiuter\u00e0 Assad e i suoi alleati, Russia e Iran, a consolidare una vittoria della guerra civile in corso da otto anni. Come abbiamo visto, Idlib \u00e8 una provincia particolare. E\u2019 da tempo il rifugio dei siriani sfollati, dei ribelli che hanno paura delle ritorsioni del regime e dei jihadisti. Qui vive una popolazione di pi\u00f9 tre milioni di persone schiacciate tra due fuochi.<\/p>\n<p>E\u2019 dal 15 settembre 2018 che la situazione \u00e8 ferma per una specie di tregua, un accordo Russia \u2013 Turchia per la creazione di una zona di de-escalation di 20 chilometri intorno alla provincia. La parte interna controllata dalle forze turche, mentre quella esterna da militari russi. La tregua per\u00f2 \u00e8 stata interrotta varie volte. La Russia infatti ha accusato la Turchia di non rispettare l\u2019impegno di ridurre l\u2019influenza dei gruppi pi\u00f9 estremisti. Dal 30 aprile 2019 ci sono stati molti raid delle forze siriane e russe sulla zona sud della provincia, dando cos\u00ec inizio ad una nuova offensiva su Idlib. La Russia \u00e8 infatti interessata ad assumere un ruolo importante nel processo di pace siriano, mentre la Turchia vuole invece stabilizzare l\u2019area per evitare flussi migratori verso il suo territorio e limitare la presenza dei curdi siriani nel nord del paese. L\u2019offensiva ha provocato la distruzione di almeno 19 ospedali e centri medici e costretto alla fuga 180mila abitanti della provincia. La Turchia, nel frattempo, ha inviato nuove armi ai ribelli e ai miliziani qaedisti proprio per evitare che la provincia possa tornare nelle mani di Damasco.<\/p>\n<p>Il cantone di <strong>Afrin<\/strong> che conta 135.000 abitanti e pi\u00f9 di 15.000 profughi, \u00e8 occupato dalle forze militari turche dall\u2019inizio del 2018, anno dell\u2019operazione \u201cRamoscello d\u2019Ulivo\u201d.<\/p>\n<p>Il governo turco, ai primi di giugno 2018, ha completato la costruzione di un muro (iniziata nel 2015) di 764 chilometri lungo il confine con la Siria, con la scusa della propria difesa nazionale.<\/p>\n<p>Il confine della Turchia con la Siria \u00e8 lungo 911 chilometri. La linea quindi che divide i due paesi \u00e8 stata fondamentale nello sviluppo della guerra: dalla Siria alla Turchia, come passaggio per i rifugiati, dalla Turchia alla Siria, come rotta per i jihadisti e le forze armate turche durante l\u2019operazione \u201cRamoscello d\u2019ulivo\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-559\" src=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_55-300x176.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"176\" srcset=\"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_55-300x176.jpg 300w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_55-150x88.jpg 150w, https:\/\/cannovara.noblogs.org\/files\/2019\/10\/kurdistan-bashur_55.jpg 680w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>La Turchia, alla fine di aprile scorso, ha iniziato la <strong>costruzione di un altro muro di separazione<\/strong>, con l\u2019obiettivo d\u2019isolare il cantone di Afrin dalle zone controllate dalle forze russe e siriane. Il muro in cemento, alto tre metri, si va estendendo per oltre 70 chilometri con lo scopo di incorporare la maggior parte della regione curda. Per realizzare il muro, il governo turco ha demolito circa 20 case ed altre strutture esistenti nella zona. La motivazione ufficiale \u00e8 quella della \u201csicurezza\u201d. Proteggere l\u2019area dalle forze curde. In realt\u00e0, dar\u00e0 protezione ai gruppi islamisti e riuscir\u00e0 a spezzare la continuit\u00e0 territoriale curda lungo i propri confini meridionali.<\/p>\n<p>La popolazione per\u00f2 non sta a guardare. Numerose manifestazioni di protesta si sono organizzate in Rojava. La pi\u00f9 combattiva e numerosa \u00e8 avvenuta il 12 maggio scorso nella citt\u00e0 di Amude. La copresidente del Consiglio popolare di Amude, <strong>Selva Sileman<\/strong>, ha sottolineato che \u201c<em>cos\u00ec come proseguono le pratiche di espulsione e di sterminio utilizzate dalle truppe di occupazione turche e dai loro alleati jiadisti in Afrin, ugualmente prosegue, sotto gli occhi indifferenti del mondo intero, la costruzione illegale del muro\u201d<\/em>. La Turchia in questo modo vuole evitare che l\u2019esperimento del Rojava si possa sviluppare anche in altre zone al suo confine.<\/p>\n<p>FINE &#8230;MA TUTTO CONTINUA\u2026.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[* ad opera dell\u2019associazione VERSO IL KURDISTAN ODV ALESSANDRIA] Sono cinque anni che l\u2019Associazione verso il Kurdistan di Alessandria si reca nei territori del Bashur per realizzare un progetto relativo alla costruzione di un ospedale nel campo di Makhmour.&nbsp;Questi viaggi ci permettono non solo di seguire lo sviluppo di questo progetto, ma anche di conoscere sia la realt\u00e0 in cui vivono i profughi curdi e sia la situazione di questo paese immerso tra lotte interne, regionali e internazionali. Quello che tutti ci chiedono \u00e8 \u2026raccontare, spiegare al mondo, chi sono e cosa vogliono, proprio perch\u00e9 l\u2019informazione diretta di chi ha&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":13884,"featured_media":552,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,6,7],"tags":[],"class_list":["post-497","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-articoli","category-inchieste"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13884"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=497"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":561,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/497\/revisions\/561"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/552"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/cannovara.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}